Aggiornamento Medio Oriente: le infiltrazioni di al-Qaeda in Yemen

25/03/2014 di Stefano Sarsale

Un attacco terroristico in un checkpoint militare testimonia la presenza dell'organizzazione terroristica nel Paese

Il fatto – La mattina di lunedì 24 marzo, 20 soldati yemeniti sono stati uccisi in un attacco ad un checkpoint militare a Hadramawt, nel Sud-Est dello Yemen. L’attacco è stato sferrato da uomini a bordo di diversi veicoli che hanno attaccato un posto di blocco vicino a Reida, a circa 135 km a est di Mukalla. La responsabilità dell’attacco sarebbero riconducibili ad al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), per via delle modalità con le quali è stato portato a termine. Il fatto dimostra con evidenza che i militanti sono ancora ampiamente in grado di mettere a segno attacchi contro le forze di sicurezza, in particolare nel Sud e nell’Est dello Yemen, nonostante l’attività dell’Esercito yemenita nel Paese per schiacciare la presenza di al-Qaeda nella regione. Nel caso specifico dell’attacco di lunedì, possiamo notare che Hadramawt è uno dei più importanti centri di produzione di petrolio del Paese, ma è al tempo stesso una roccaforte per l’AQAP, che sta conducendo una campagna contro il governo di Ṣanʿāʾ, in quanto sostenuto dall’Occidente.

Al-Qaeda in Yemen – Il successo di AQAP in Yemen, è strettamente connesso con la situazione di grave instabilità che sta attraversando il Paese. Da quando infatti il vecchio leader, Al Abdullah Saleh, è stato cacciato a seguito delle proteste dell’opposizione (2012), il governo centrale sta lottando per arginare e contenere le spinte secessioniste che lo animano. Non possiamo non considerare infatti quanto sta avvenendo nella totalità del Paese: a Sud il movimento al-Hiraak si è fatto promotore di un movimento di indipendenza, mentre nel Nord i maggiori problemi sono derivati dal gruppo sciita al-Houthi. È probabile che in questo contesto di incertezza e divisione interna, AQAP ne abbia approfittato per riorganizzarsi e radicarsi: l’attacco non è infatti un caso isolato. La scorsa settimana  un’autobomba è esplosa davanti a una struttura dell’intelligence militare causando un morto e 13 feriti.

Le misure di Ṣanʿāʾ e il sostegno USA – L’offensiva condotta negli ultimi anni dal governo, con il sostegno statunitense contro al Qaeda, ha portato ad alcuni risultati concreti: nel 2012 i gruppi dell’organizzazione sono stati costretti ad abbandonare alcune aree meridionali del Paese che controllavano. Questo parziale successo è senz’altro riconducibile ai ripetuti attacchi condotti dai droni statunitensi, che hanno eliminato molti leader e ucciso decine di combattenti. Il problema è che al-Qaeda riesce ad esercitare un fascino e una presa fortissimi, in un Paese dove la povertà è diffusa e la scolarizzazione è bassissima. Quindi per ogni combattente che viene ucciso, già altri sono pronti a prendere il suo posto, persuasi dalla propaganda qaedista che promette loro soldi e aiuto alle famiglie di coloro che diventeranno “martiri”. Non dimentichiamo poi che lo Yemen era il Paese di nascita dell’ex leader Osama Bin Laden e di conseguenza la presenza nel paese dell’organizzazione terroristica è estremamente radicata. Quello yemenita, oltre ad essere uno dei rami più attivi della cosiddetta rete del terrore, negli ultimi anni ha non solo resistito all’offensiva governativa, ma grazie alle caratteristiche del Paese, è riuscito a crescere ed ampliarsi.

Post 11 Settembre – Quanto sta accadendo in Yemen è a prova evidente di come al-Qaeda operi nello scenario post Afghanistan. Se infatti nel periodo antecedente al 2001 e all’attentato al World Trade Center, l’organizzazione era concentrata nello scenario afghano soprattutto a causa del supporto del regime talebano, a seguito dell’intervento della coalizione internazionale il gruppo terrorista si è insediato in moltissimi paesi del MENA (Middle East –North Africa), organizzandosi per ricevere finanziamenti ma soprattutto nuove reclute. Questo è il caso dello Yemen, dove la situazione di fortissima instabilità governativa ha permesso il diffondersi di al-Qaeda già molto prima della cacciata di Saleh.

The following two tabs change content below.

Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
blog comments powered by Disqus