L’Agenda Digitale: obiettivo ambizioso per l’Unione Europea

25/02/2015 di Redazione

Un nuovo articolo sull'Unione Europea nell'ambito della nostra collaborazione con TIA Formazione: oggi Chiara Paccagnini ci parla dell'Agenda Digitale. Parte della strategia Europa 2020, i suoi sei pilastri dovranno aiutare lo sviluppo sociale e la competitività dell'Unione: è un'ambizione realizzabile?

Agenda Digitale

Nell’ambito della nostra collaborazione con TIA Formazione, quest’oggi presentiamo un articolo di Chiara Paccagnini sull’Agenda Digitale europea: argomento centrale, molto sentito a Bruxelles ma da noi spesso poco discusso, si tratta di una delle questioni chiave per il rilancio dell’economia continentale.

L’Unione fa la forza.  “Europa 2020”, vede tra le sue principali iniziative per una crescita intelligente, sostenibile e solidale, l’Agenda Digitale. Lanciata nel 2010, oggi si delinea come mezzo per colmare il gap digitale esistente tra gli Stati membri, ausilio per uscire dalla crisi economica e faro per animare lo spirito competitivo dell’Unione Europea.

Obiettivo principale, nonché primo dei sette pilastri di cui si compone l’agenda, è la realizzazione del mercato digitale unico. Semplificando le procedure di liberatoria, la gestione dei diritti di autore e il rilascio di licenze transfrontaliere, l’Unione mira ad aumentare la mole dei contenuti web liberamente consultabili. Invece, garantendo la sicurezza dei pagamenti e la protezione della riservatezza, si punta a sviluppare il settore dell’e-commerce. Vengono a delinearsi come strumenti a tale realizzazione  altri sei pilastri inseriti in Agenda: Interoperabilità, sicurezza e privacy, Internet ad alta velocità, ricerca e innovazione delle TIC (le tecnologie dell’informazione e della comunicazione), alfabetizzazione digitale e soluzioni intelligenti basate sulle TIC (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione).

Il Progetto di un Europa Unita, pur nella diversità, ha bisogno di Internet per irrompere nella vita del singolo cittadino europeo. Secondo la strategia europea, entro il 2020, ciascuno dovrà possedere una connessione pari o superiore a 30 Mbps e almeno il 50% delle famiglie al di sopra di 100 Mbps per secondo. Non è una cifra a caso: il decollo di nuovi servizi richiede grandi capacità di banda larga, assente principalmente nelle zone rurali.

Partecipare però non basta: bisogna farlo in maniera pienamente cosciente, e solo attraverso un alfabetizzazione digitale ciò è possibile. Infatti, 250 milioni di utenti si collegano ad Internet ogni giorno, ma un altro 30% della popolazione, circa 150 milioni, non lo ha mai fatto. Il cittadino europeo, prima ancora che come beneficiario, deve configurarsi lui stesso quale ingranaggio del meccanismo dell’evoluzione digitale. Al 28 Maggio 2014, data dell’ultimo rapporto della Commissione Europea sullo stato di avanzamento dell’Agenda Digitale, l’utilizzo di Internet è passato dal 60% del 2010  al 72% nel 2013. Tra i paesi che spiccano per alfabetizzazione informatica ci sono l’Islanda e i paesi scandinavi dove appena il 5% della popolazione non ha mai utilizzato Internet, mentre in Gran Bretagna  e in Germania la percentuale sale all’11% e 12%.

Dare significa però anche ricevere. Attraverso maggiori investimenti nella ricerca e nell’innovazione, l’Unione Europea mira a creare e consolidare un vantaggio competitivo rispetto a paesi come gli Stati Uniti, e a proporre soluzioni intelligenti basate sulle TIC. I vantaggi derivanti sono notevoli: semplificazione della vita attraverso pratiche di e-Government, ottimizzazione dei servizi sanitari, riduzione di consumo energetico, ammodernamento delle infrastrutture e creazione di nuovi posti di lavoro proprio grazie al bisogno di figure professionalizzate nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In più, la realizzazione del mercato digitale unico  dovrebbe portare, negli anni, fino a 250 miliardi di ulteriore crescita.

Se normalmente la gente vuole più web e chi comanda cerca di limitarne l’uso, in questo caso l’Unione Europea deve fare i conti con una forte sfiducia dei cittadini europei nelle reti e nei servizi on-line. La paura che la riservatezza dei propri dati personali sia minata, così come l’insicurezza rispetto ai sistemi di pagamento on-line, disperde i tanti potenziali benefici, rendendo critica la realizzazione del mercato unico, rallentando anche l’attuazione dell’Agenda digitale. L’88 % dei consumatori on-line in Europa non pensa che le tecnologie siano affidabili e solo il 12%  si sente al riparo nell’effettuare transazioni on-line. A tal proposito, gli Stati membri sono chiamati ad adottare misure per rendere le piattaforme nazionali di segnalazione compatibili con le piattaforme contro la criminalità elettronica di Europol. Ad Ottobre 2011, nel pacchetto di misure “Meccanismo per collegare l’Europa”, la Commissione ha assegnato 9,2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti  in reti a banda larga veloci. Tale investimento è stato poi ridotto a 1 miliardo di Euro nel Consiglio Europeo del 7 – 8 Febbraio 2013. E’ un segno, in realtà,  che finanziamenti privati e pubblici partecipano alla costruzione dell’Agenda Digitale e che anche gli stati membri stanno adottando misure per coinvolgere i potenziali investitori.

Chiara Paccagnini

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