Afghanistan, un aprile inaugurato nei peggiori dei modi

10/04/2013 di Stefano Sarsale

Il mese di aprile, in Afghanistan, non è certo iniziato nel migliore dei modi: 20 morti nei primi dieci giorni. Per la maggior parte civili. 11 dei quali bambini, uccisi dalle forze internazionali di ISAF.

 Il primo episodio – Il 4 aprile, un’azione aerea NATO ha causato erroneamente la morte di 4 membri della polizia afghana (ANP) e 2 civili. L’operazione è stata conseguenza di un attacco organizzato contro una stazione della polizia nella provincia di Ghazni, poco prima del tramonto. Le forze afghane, allora, hanno chiesto supporto aereo, con risultati a dir poco controproducenti . “Gli aerei della NATO sono intervenuti per aiutare la polizia, ma la stazione è stata bombardata e quattro poliziotti – e due civili – sono stati uccisi”, ha dichiarato Fazul Tolwak Ahmad, capo del quartiere di Deh Yak di Ghazni. Due giorni dopo, un ordigno artigianale ha causato la morte di 3 militari NATO e di 2 civili nel sud del paese, mentre, la settimana prima, 4 civili – tra cui un bambino – erano caduti vittime nella provincia di Logar, a sud di Kabul. Vittime amiche di un raid contro i talebani.

Critiche a Karzai – La perdita di vite civili durante operazioni militari è un tema estremamente sensibile in Afghanistan, dove gli Stati Uniti insieme ai suoi alleati della Nato, combattono oramai da 11 anni. Lo stesso presidente Hamid Karzai, sarà costretto a dimettersi il prossimo anno, che coincide con il ritiro dei contingenti stranieri dal paese, anche a causa delle fortissime critiche causate da questo tema. Nel mese di febbraio la situazione era stata altrettanto tesa: sempre un attacco venuto dal cielo aveva ucciso involontariamente 10 civili, per lo più donne e bambini, scatenato a seguito di un attentato dove guerriglieri talebani avevano ucciso 46 persone nella città di Farah.

La strage – Come se non bastasse, il 7 aprile verrà ricordato come uno dei giorni peggiori. Sia da parte afghana che da parte dei membri della missione internazionale. Nella serata di sabato – durante un’operazione congiunta tra forze NATO e afghane nella provincia di Kunar – 11 bambini sono rimasti uccisi. I colpevoli sono sempre, neanche a dirlo, i raid aerei. Un funzionario afghano sostiene il supporto sia stato chiesto dopo che – a causa di un attacco dei talebani – le forze militari si trovavano in difficoltà, tanto da aver già perduto un uomo, ma ignorava vi fossero donne e bambini nella case attaccate. Situazione da chiarire, dunque. Già perché il presidente afghano aveva vietato, a febbraio, alle forze afghane di richiedere il sostegno aereo NATO, i cui comandi, intanto, hanno aperto un’inchiesta.

La condanna – Lo stesso Karzai ha immediatamente condannato l’uso a scudi umani dei civili, in contemporanea con ogni tipo di attacco delle forze di sicurezza che possa arrecare vittime “incidentali”. Certo, perché l’impressione e lo sdegno suscitato è altissimo: sono oramai undici anni che la nazione deve fare i conti con perdite inutili di vite umane, causate – per quanto involontariamente – da quelle stesse persone che sono andate la per proteggerlo.

Vittime americane – Il giorno successivo, quindi, forse come operazioni di rappresaglia, hanno perso la vita – nel sud del Paese – cinque americani, il cui convoglio era stato attaccato. Tre di loro erano civili: viaggiavano, insieme ad un funzionario afghano, per portare libri agli studenti. Quindi un altro civile è stato ucciso, questa volta nella zona orientale. La tradizionale stagione di combattimento massiccio dei talebani – puntuale, ogni primavera – sembra inaugurata.

Considerazioni – Innanzi a perdite civili di questo tipo, passa in secondo piano ogni possibile merito per le operazioni portate a termine. Quanto avvenuto il 7 aprile ha avuto un eco maggiore rispetto al passato, ma episodi simili sono avvenuti a cadenze regolari. L’apertura di un’inchiesta sottolinea la volontà di far luce sull’accaduto, dato che le forze ISAF ben sanno che è con questi tristi episodi che si rischia di perdere una guerra. Non sarà di certo un’ inchiesta a ridare la vita a coloro che l’hanno persa, ma almeno cercare di imporre regole che evitino che fatti simili si ripetano. D’altra parte, però, non bisogna pensare subito per estremismi. Chi professa il ritiro immediato delle forze NATO non capisce quanto, vista la situazione attuale, possa dimostrarsi controproducente, prima di tutto, per l’Afghanistan. Buona parte della popolazione, infatti – per quanto non venga mai detto – vede di buon occhio il tentativo americano di mettere la parola fine ad una vera e propria guerra civile portata dai talebani. Un eventuale abbandono della missione – viste le debolezze del governo – rischierebbe di intensificare ancora la guerra, fomentando i ribelli – convinti di aver vinto – e portando ad operazioni massicce contro i sostenitori del governo di Kharzai.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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