Afghanistan, quale futuro dopo la morte di Mullah Akhtar Mansour?

25/05/2016 di Stefano Sarsale

Il leader talebano Mullah Akhtar Mansour è stato ucciso sabato 21 maggio da un attacco americano effettuato tramite UAV. I taliban, al suo posto, hanno scelto Mullah Haibatullah Akhundzada. Analizziamo le conseguenze.

Afghanistan
Il leader talebano Mullah Akhtar Mansour è stato ucciso sabato 21 maggio da un attacco americano effettuato tramite UAV (Unmanned Aerial Vehicle – Aeromobile a pilotaggio remoto), un anno dopo essere stato ufficialmente nominato leader del movimento. La conferma, diffusa sia dall’intelligence afghana che dal presidente degli Stati Uniti Obama, è stata confermata anche dai talebani stessi durante la giornata odierna. La morte del leader, tuttavia, inverosimilmente porterà un miglioramento alle condizioni di sicurezza e stabilità del Paese. Il rischio è infatti rappresentato dall’eventualità di nuovi scontri internti tra i talebani stessi, qualora la nomina non sia accettata dalla generalità del movimento, come successe già nel 2015 proprio quando Mansour ne assunse la guida.
Oggi, i talebani hanno confermato ufficialmente la conseguente nomina del Mullah Haibatullah Akhundzada, uno dei due comandanti del defunto leader, a guida del movimento. La nomina è stata effettuata nel corso di un incontro avvenuto il giorno successivo l’uccisione dell’ex leader, in data 22 Maggio 2016, probabilmente in Pakistan. Oltre alla nomina, sono sati proclamati anche tre giorni di lutto ma, soprattutto, sono stati chiamati i membri del movimento talebano all’obbedienza e al rispetto del nuovo leader.
Haibatullah Akhundzada, è perlopiù sconosciuto al di fuori del movimento, non avendo mai ricoperto ruoli particolarmente operativi ed essendo uno dei membri del consiglio religioso dei Talebani formato dagli Ulema. Secondo fonti di intelligence, egli sarebbe originario del distretto di Panjwai, sito nella provincia di Kandahar, che rappresenta uno dei “santuari” del movimento insurrezionalista. Questo aspetto può senza dubbio rappresentare un vantaggio, dal momento che egli sarà probabilmente appoggiato dalla maggioranza dei comandanti dell’area, garantendo unità una certa unità e incorrendo, quindi, in meno rischi rispetto all’apertura di un sanguinoso scontro tra fazioni talebane.
D’altra parte, per fare un breve confronto con il suo predecessore, Haibatullah Akhundzada è caratterizzato da un forte sentimento religioso ed è autore di molte fatwa (nel diritto islamico si tratta di una risposta data a un qāḍī, cioè a un giudice musulmano di nomina governativa, da un faqīh – esperto di legge coranica -, quando questi sia interpellato per conoscere quale sia l’orientamento sciaraitico prevalente riguardo ad una certa fattispecie giuridica) per giustificare operazioni militari e terroristiche contro il governo Afghano e le truppe della coalizione internazionale.
Sirajuddin Haqqani e Mullah Yaqoub, invece, sono stati dichiarati, sempre all’interno del comunicato rilasciato dai talebani, comandanti. Tali nomine non sono casuali ma, ancora una volta, il chiaro intento che emerge è quello di unificare il più possibile il movimento, che è stato afflitto da sanguinose faide interne a seguito della presa del potere da parte dell’ex leader Mansour. Sirajuddin Haqqani porta sulla testa una taglia da 5 milioni di dollari ed è considerate uno dei più pericolosi terroristi facenti parte del movimento, leader del network di Haqqani, responsabile di alcuni tra i più riusciti attentati alle forze della coalizion. Vale la pena ricordare che egli è responsabile di uno degli ultimi e più sanguinari attentati che hanno recentemente colpito la capitale afghana. In data 19 Aprile infatti, 64 persone sono rimaste uccise e oltre 350 sono state ferite dall’esplosione di un furgoncino imbottito di esplosivo, detonato in prossimità degli uffici dell’intelligence afghana. Sirajuddin Haqqani era già stato nominato tra i comandanti in capo del movimento nel 2015, con l’obiettivo di integrare il movimento insurrezionalista da lui presieduto all’interno del movimento talebano.
L’altro comandante appuntato dai talebani è il figlio del defunto Mullah Omar, Mullah Yaqoub. A discapito del fatto che egli sia poco più che ventenne, egli è stato ritenuto un candidato capace di contenere eventuali spinte centrifughe interne. Inoltre, va ricordato che Mullah Yaqoub fu uno dei primi a contrastare la leadership di Mansour, nell’estate del 2015. Solo negli ultimi tempi si era “riconciliato” con il leader talebano, grazie anche al fatto di aver ottenuto il comando militare del movimento in 15 province afghane delle 34 esistenti. 
Per quanto concerne i possibili sviluppi inerenti a questioni di sicurezza interna, il presidente Obama non ha tardato a definire l’operazione come un grande successo, capace di creare le condizioni affinché i Talebani decidano di sedersi al tavolo dei negoziati. Il quadro effettivo, rischia tuttavia di essere molto distante da quanto auspicato dall’establishment americano.
In realtà l’uccisione di Mansour è stata l’occasione perfetta per i Taliban di riorganizzarsi, voltando pagina rispetto alle precedenti faide interne. Haibatullah Akhundzada è una guida spirituale, capace quindi di godere dell’appoggio delle tribù del sud del Paese dove è nato, Sirajuddin Haqqani è un leader militare di uno dei più pericolosi gruppi militanti del Paese e infine Mullah Yaqoub è figlio del il Mullah Omar e quindi capace di suscitare rispetto in tutti i membri del movimento, è possibile comprendere come al nuova triade di comando (nonostante la presenza di un leader assoluto) sia stata appositamente designata per garantire unita al movimento. Ne consegue che il vero obiettivo dei talebani è quello di acquisire nuova forza e, continuando con la precedente strategia nel contesto dell’offensiva primaverile lanciata a inizio mese, avere modo di sedersi al tavolo dei negoziati da una posizione di vantaggio. Tuttavia, è ancora prematuro escludere a prescindere scontri interni a seguito della nomina del nuovo leader. Alcuni comandanti potrebbero non riconoscere Haibatullah Akhundzada o uno dei suoi primi comandanti, dando così vita ad una spirale di violenza capace di mettere ancora più in crisi la sicurezza nel Paese.
Altro aspetto relativo all’uccisione dell’ex leader talebano riguarda le tensioni che esso ha apparentemente causato tra Pakistan e Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri Pakistano infatti, non ha tardato a convocare l’ambasciatore statunitense al fine di lamentarsi di quella che a tutti gli effetti è un’azione in violazione della sovranità pakistana. Vale la pena sottolineare, infatti, che l’attacco con UAV è stato effettuato al di fuori di una zona concordata in via non ufficiale tra i due Paesi, dove gli Stati Uniti godono del diritto di svolgere missioni con UAV senza il pericolo di incidenti diplomatici inerenti a violazioni territoriali. Ciò che appare oltremodo evidente è tuttavia che gli Stati Uniti, qualora si trovino di fronte alla possibilità di colpire un “high value target” ovvero un obbiettivo di alto valore strategico, optino per il procedere senza anche senza autorizzazione. Ricordiamo a tal proposito quanto successo il 2 Maggio 2011, quando due team del SEAL Team 6 sono state inviate ad Abottabad per colpire Osama bin LadenVale comunque la pena considerare anche l’ipotesi che il governo pakistano in realtà sapesse dell’operazione, ma abbia comunque dichiarato di essere all’oscuro di tutto, in modo tale da evitare eventuali ritorsioni interne, in particolare dai taliban pakistani (Tehrik-i-Taliban Pakistan o TTP).
In conclusione, il futuro dell’Afghanistan appare ora più che mai incerto. Senza dubbio, il fatto che i Talebani controllino ormai più territorio di quanto ne abbiano mai controllato da quando furono spodestati dalla guida del Paese, rappresenta un segno evidente della loro forza. In questo senso, è probabile che essi continuino ad implementare la tattica adottata fino ad oggi, cioè quella di assumere la posizione più vantaggiosa possibile, in modo tale da prendere parte ai negoziati di pace da una posizione di forza. Per questo motivo, la scelta nel nuovo leader e dei nuovi primi comandanti assumer ora più che mai una cruciale importanza, specialmente se sarà capace di dare maggiore unità al movimento.
The following two tabs change content below.

Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
blog comments powered by Disqus