AfD, dall’euroscetticismo alla xenofobia

15/03/2016 di Marvin Seniga

L’AfD, vero vincitore delle elezioni di domenica in Germania, è oggi considerato un partito xenofobo. Ma la sua storia, inaugurata nel 2013, lo vedeva nascere in modo ben diverso

AfD

I risultati delle elezioni di domenica scorsa nei land del Baden Wuerttenberg, della Renania-Palatinato e della Sassonia Anhalt sono stati commentati ovunque in Europa come una sconfitta per la Merkel e come una grande vittoria per l’AfD. In Sassonia-Anhalt quasi un elettore su quattro ha votato per questo partito, spesso accostato per ideologia e contenuti politici ai partiti dell’estrema destra europea, come il Front National o l’austriaco FPO. Malgrado l’AfD sia dunque oggi considerato un partito anti-immigrati, vicino alle posizioni islamofobe di Pegida, la sua storia comincia in modo diverso.

L’Alternative Fur Deutschland viene infatti fondato come partito nel febbraio 2013 da tre uomini provenienti da settori diversi della società, ma uniti dalla comune avversione per la politica economica di Angela Merkel. Alexander Gauland, un anziano politico della CDU, Konrad Adam, un giornalista in pensione, e Bernd Lucke, un professore di macroeconomia all’Università di Bonn. Sin dalla sua fondazione, l’AfD cavalca l’onda dell’euroscetticismo, un fenomeno quasi completamente nuovo in Germania. Nel manifesto di fondazione, i tre definiscono l’euro un progetto fallimentare, che ha colpito in modo duro le economie dei paesi più deboli dell’Unione Europea e gli ha resi dipendenti dall’aiuto dei paesi più ricchi. Non è un caso che l’AfD comincia ad essere conosciuto dal popolo tedesco quando decide di schierarsi apertamente al fianco di quei tedeschi che, nel 2012, hanno fatto ricorso presso la Corte Costituzionale contro la partecipazione della Germania al fondo salva-Stati. Da quel momento l’AfD comincia una rapida crescita, e nello stesso anno della sua fondazione arriva quasi a raggiungere la soglia di sbarramento del 5% per accedere al Bundestag, nelle elezioni federali di settembre.

Nel frattempo emergono però nuove personalità nel partico, come Frauke Petry, che portano l’AfD su posizioni ancora più conservatrici. Alle elezioni europee del 2014 l’AfD si presenta come l’unico partito apertamente euroscettico in Germania, e vede aumentare i suoi consensi al 7%. A Strasburgo il partito fondato da Gauland, Adam e Lucke aderisce al gruppo dei Conservatori e Riformisti, segno che, sebbene bolli l’euro come un progetto fallimentare, la posizione dell’AfD non è ancora paragonabile all’estremismo presente, ad esempio, nell’UKIP o del Front National. La vera deriva a destra comincia infatti solo in un secondo momento.

Nel luglio del 2015, quando le manifestazioni xenofobe di Pegida cominciano a radunare sempre più gente in ogni angolo del paese, una nuova crisi con la Grecia è in corso per la concessione di un nuovo piano di salvataggio, ed il numero di migranti che arriva in Germania è in vertiginoso aumento. All’interno dell’AfD si verifica uno scisma tra l’ala più reazionaria di Alexander Gauland e Frauke Petry, che assume la guida del partito, e quella più moderata di Bernd Lucke, che si dissocia e fonda un nuovo soggetto politico.

Sotto la guida di Petry e Gauland l’AfD comincia a inquadrare il proprio discorso politico quasi esclusivamente intorno alla questione dei migranti, che vengono indicati come il problema maggiore per i tedeschi. In opposizione alla politica di “porte aperte” della Merkel, l’AfD propone quella dei respingimenti di massa e delle porte sbarrate. In un’intervista, poco prima del voto di domenica, Petry, è arrivata persino a suggerire che “le guardie di confine dovrebbero essere autorizzate a sparare a tutti quei migranti che dovessero provare a entrare in Germania illegalmente”. Tutto ciò ha portato lo stesso Lucke a definire l’AfD di oggi come “il partito di Pegida”.

Il cambio di pelle dell’AfD è testimoniato anche dalle sue nuove alleanze in Europa. Dopo l’ottimo risultato di domenica, messaggi di congratulazioni sono arrivati a Petry da partiti come il Front National, l’FPO e la Lega Nord. Di tenore opposto è stata invece la reazione degli ormai ex alleati dell’AfD a Strasburgo. I conservatori e riformisti europei hanno infatti chiesto in una nota pubblica agli europarlamentari del partito di Petry di abbandonare il loro gruppo per evidenti divergenze politiche. Un evento, questo, che lascia pochi dubbi riguardo alla nuova identità di quello che ormai è il terzo partito in Germania.

 

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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