ADHD – Se il bambino immaturo si trasforma in malato

15/03/2016 di Pasquale Cacciatore

Nuovi studi sul deficit d’attenzione ed iperattività confermerebbero un sospetto già evidenziato negli scorsi anni dalla comunità scientifica: una tendenza eccessiva a diagnosticarne la presenza, senza considerare alcune variabili chiave.

ADHD

Nell’ambito del disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (meglio conosciuto con l’acronimo inglese ADHD) il bacino delle diagnosi errate, approssimate o semplicemente enfatizzate, si è particolarmente allargato negli ultimi anni (qualche tempo fa ne avevamo parlato qui su Europinione).

Oggi una nuova ricerca dimostra che tanto più son giovani gli studenti in una classe scolastica, tanto maggiore è la possibilità che venga fatta diagnosi di tale disturbo rispetto a bambini più grandi. Un modo per ribadire, ancora una volta, una domanda a cui è difficile rispondere: si tratta di malattia o è semplicemente un “problema” di “immaturità”?

I ricercatori di Taiwan hanno osservato circa 380 000 bambini e ragazzi dai 4 ai 17 anni e scoperto che il maggior tasso di diagnosi del disturbo era attribuibile ai bambini nati ad agosto rispetto a quelli nati a settembre. Nel Paese asiatico, infatti, agosto è proprio il mese cut-off per l’iscrizione alla prima classe, quindi i bambini nati a settembre devono attendere un intero anno prima di cominciare gli studi.

Gli autori hanno dunque concluso che tali risultati sottolineano l’importanza di considerare anche l’età di un bambino nelle varie classificazioni prima di fare una diagnosi di ADHD e magari prescrivere una terapia. In parole povere, dare al bambino che presenta i segni del disturbo il tempo di maturare e poter dimostrare le proprie effettive abilità.

D’altronde, studi del genere non sono nuovi nel panorama della letteratura internazionale. Un’analoga ricerca statunitense aveva rilevato tassi di diagnosi dello 8,4 % nei bambini nati il mese prima del cut-off specifico per l’ingresso nella scuola contro il 5,1% in quelli nati nel mese immediatamente successivo. Adesso compito del mondo scientifico è riflettere su questa serie di dati.

Il livello di attenzione che si utilizza a scuole è infatti lo stesso che il paziente con ADHD ha difficoltà a regolare. Se certamente è positivo diagnosticare tale disturbo a stadi precoci, la qualità della diagnosi non è sempre garantita in termini di accuratezza. Una diagnosi sbagliata che può semplicemente derivare dalla descrizione di comportamenti immaturi o inappropriati di determinati bambini costretti ad esser confrontati con persone più grandi, che hanno magari sviluppato una maturità maggiore e superato quei problemi che verrebbero bollati come patologici. Un campanello d’allarme che spesso scatta negli insegnanti, che si ritrovano a non esser in grado di gestire bambini con difficoltà comportamentali, senza riflettere sull’effettiva età del soggetto in questione.

Insomma, il cammino per la corretta individuazione del disturbo passa anche per la rivalutazione degli standard comportamentali dei bambini alle prime armi con la scuola. Studi epidemiologici in futuro apporteranno sicuramente nuove informazioni, cosicché la zona grigia di quei “falsi positivi” ADHD possa effettivamente ridursi.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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