Adesso basta vantarsi di non saper comunicare

04/10/2016 di Francesca R. Cicetti

Saper trattare i media non è infedeltà, ed i contenuti hanno bisogno di essere ben espressi per essere digeribili. Eppure anni di berlusconismo hanno convinto la sinistra che comunicazione significa cialtroneria. Un atteggiamento problematico e pericoloso, che spiega le difficoltà di un Zagrebelsky nel confronto col premier.

Non è più neanche la questione destra-sinistra. Che la destra sia più brava a comunicare, lo si sa dal MinCulPop. La sinistra rincorre un po’ affannata, complice la convinzione che una buona comunicazione eroda i contenuti. E quando finalmente mette il naso nel terreno della divulgazione pop, neanche questo va più bene. Comunicare, agli occhi dei critici, diventa un pasticciaccio da pagliacci imbonitori, e i personaggi seri non devono immischiarsi in queste barbare pratiche ciarliere. Insomma, aspettavamo da anni il momento in cui finalmente la sinistra avrebbe raggiunto il traguardo. E quando lo fa, è costretta a indietreggiare sotto le grida scandalizzate degli astanti.

Un pensiero al dibattito per il Sì o per il No al referendum, andato in onda su La7. Se c’è qualcosa che davvero non si può perdonare a Silvio Berlusconi, è aver convinto gli intellettuali sinistroidi che comunicare sia un compito per ciarlatani. Per quanto ci si sforzi di dimostrare il contrario, la convinzione resta. Tanto che ci si vanta a gran voce di non saper comunicare, perché sempre meglio un professore incomprensibile di un venditore di slogan. Sempre meglio galleggiare nel grigio dell’imperscrutabilità che rischiare di sembrare troppo berlusconiani.

Ma l’era di Berlusconi è tramontata, e il pregiudizio è rimasto. In un certo momento della nostra storia, qualcuno ci ha convinti che per essere seri e rispettabili bisogna anche essere dottrinali, lunghi e possibilmente noiosi. Anche avere una barba grigia di solito non guasta. E che è sempre meglio non saper comunicare, ma non piegarsi alle dinamiche moderne e corrotte, con una punta di snobismo che ci rovina da sempre. E no, questo non è un merito.

Per questo, Zagrebelsky non è stato più bravo di Renzi, per non aver ceduto al ricatto morale della televisione. Non è stato più puro, superiore, nella sua incapacità di calarsi nel linguaggio del contrasto a due. Non è stata colpa del sistema, se è rimasto schiacciato. Perché la televisione non è un mostro deforme da cui essere protetti. È vero, Zagrebelsky combatteva con una baionetta, e Matteo Renzi con un carrarmato. Ma sarebbe stato ridicolo chiedere al premier di imbracciare anche lui un fioretto, per combattere ad armi pari. Ed è ancora più assurdo vantarsi di non aver saputo comunicare.

Quelli che ci hanno insegnato a non unire la bella comunicazione ai bei contenuti, non l’hanno fatto certo per aiutarci. Dunque se le ragioni di un esimio professore non sono emerse come avrebbero dovuto, la colpa non è di Matteo Renzi e della televisione e della mania brutta e cattiva di fare comunicazione. La colpa è solo nostra, quando ci hanno convinti che parlare bene fosse un tradimento ai valori, uno svilimento dei contenuti. Perché la politica, che è una storia seria, non si può fare con le stesse tecniche di un venditore di pentole, merita ben altro. Così, l’arte dialogica si è evoluta, e un certo tipo di sinistra no. Ma adesso basta vantarsi di essere rimasti indietro.

Un giorno capiremo che saper trattare i media non è un’infedeltà. E che possiamo fare un buon servizio pubblico senza aver paura delle telecamere. Saper parlare a tutti non è sempre un inno al populismo. È, appunto, saper parlare. E magari appassionare anche qualche spettatore distratto, che cambia canale e non trova più solamente un eccezionale chiacchierio astruso. L’incomprensibilità non è una dote. Ecco, i nobili contenuti ci sono, ci sono sempre stati. Ora basta accontentarsi di scambiarli con una stanzetta di saggi signori ed eccelse menti barbute. Anche quelli, ci piacerebbe capirli tutti.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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