Addiopizzo travel, il “made in Italy” da sostenere

21/01/2013 di Edoardo Moschini

addiopizzo-travelL’Italia, in questi giorni, sembra essere più in viaggio del solito. Sono infatti partiti i tour elettorali dei candidati, a bordo dei più svariati mezzi, per correre verso la fine della campagna elettorale e accaparrarsi uno scranno in Parlamento. Tra liste pulite, linea verde dei partiti e volti nuovi, la “lotta” appare più serrata del solito. Poi c’è la fuga di Fabrizio Corona, oramai vero e proprio latitante: gli inquirenti hanno perso le sue tracce da due giorni. Non si sa dove abbia trovato rifugio né se, prima o poi, tornerà nel Belpaese. Di sicuro non ci mancherà. Infine, sta per prendere vita un altro progetto, “Addiopizzo travel” con l’obbiettivo di far scoprire la Sicilia e i luoghi simbolo della Mafia, per quello che sono realmente e non per quello che rappresentano o hanno rappresentato.

L’idea nasce da alcuni membri dell’associazione Addiopizzo, nata nel 2004, per sostenere tutti gli esercenti stufi delle mafie locali e per dare un segnale ad un popolo martoriato da anni, ancora combattuto tra l’intraprendere una via per la guarigione e rassegnarsi innanzi al perseverare della situazione.

L’obbiettivo che ha spinto tre giovani ragazzi siciliani a creare l’iniziativa è il riuscire a rivalutare, a far riscoprire il territorio della trinacria e, principalmente, di quei luoghi oggetto di alcune delle pagine più buie della storia di Cosa Nostra: da via D’amelio a Capaci, da La Kalsa (il quartiere dove sono cresciuti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) al famigerato Corleone, luogo mistico il cui nome spesso la gente non vuole neanche pronunciare. Grazie all’idea, l’associazione ha avuto risonanza internazionale, al punto che varie scuole italiane e straniere si sono impegnate ad organizzare le loro gite scolastiche all’interno di questo percorso e l’Università di Coventry ha deciso, addirittura, di far svolgere sul quel tracciato alcune lezioni del suo master in criminologia.

Un bell’esempio, un esempio che andrebbe promosso con più vigore anche all’estero, dallo Stato stesso, per far vedere a tutto il mondo che gli italiani non rappresentano solo “pizza, mafia e mandolino”, ma che il nostro giovane made in Italy ha da offrire molto di più che semplici storie di mal costume e inciviltà. Una prova, quindi, di come vi siano persone pronte a mettersi in gioco per un paese migliore, senza arrendersi di fronte a quella che poteva sembrare una guerra già persa in partenza, vista l’inesistente abnegazione da parte della gente a voler combattere anche solo per difendere i propri diritti.

Le iniziative tese a rivalutare il nostro Paese, soprattutto tra i giovani, sono numerose. Spesso, però, devono scontrarsi con l’immobilità statale e con il grosso nodo gordiano della burocrazia ferma e statica, per non pensare in malafede. Una delle capostipiti nel settore della lotta contro la mafia è l’associazione Libera, che, per esempio, avrebbe diritto a circa 135 immobili nel comune di Roma, tutti confiscati alle cosche; ad oggi ne usufruisce di circa una trentina, per cause che neanche il fondatore, Don Ciotti, sa spiegarsi.

Oltre ad un’Italia in corsa per guadagnare una poltrona in Parlamento, spesso forte di promesse mai mantenute, esiste un’ Italia desiderosa di cambiare, fatta di giovani e di anziani, di laureati e di ignoranti ma, comunque, di chi ci crede e non si è arreso. Di chi  crede ancora nel cambiamento, nella fine delle ingiustizie e dei soprusi. Forse, sarebbe ora, che anche a loro venisse riservato lo spazio meritato all’interno dei media nazionali. Togliendolo, magari, a tutti quelli che, negli ultimi due giorni, non hanno fatto altro se non preoccuparsi di dove fosse scappato Corona.

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Edoardo Moschini

Nasce a Torino il 24/04/1985, e scopre fin da subito una passione per le materie umanistiche. Dopo essersi diplomato nel 2004 al Liceo Classico Gioberti di Torino si iscrive, sempre nel capoluogo sabaudo, alla facoltà di Giurisprudenza conclusa nel 2010 con una tesi di diritto penale sportivo sul doping. Nel 2010 si trasferisce a Roma, dove vive tutt'ora, per frequentare la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali presso la LUISS Guido Carli, portata a termine nel 2012. Ha collaborato nel 2012 con l'Ufficio GIP del Tribunale di Roma.
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