Gli ABS salveranno l’Europa?

23/09/2014 di Alessandro Mauri

Dopo i risultati deludenti della prima tranche della cosiddetta Tltro, l'attenzione si sposta verso l'annunciato programma di acquisto della BCE degli ABS: cosa sono e come funzionano

BCE

Cartolarizzare i crediti – Gli ABS (acronimo per Asset Baked Security, letteralmente strumenti garantiti da attività), sono degli strumenti finanziari che derivano dalla cosiddetta cartolarizzazione dei crediti, vale a dire la trasformazione di questi ultimi in titoli finanziari in grado di circolare sul mercato. Qualsiasi attività può essere cartolarizzata, dai mutui sulle case ai crediti al consumo, ma il procedimento è analogo: in primo luogo si costruisce un “pacchetto” di attività, per esempio prestiti alle imprese, costituito da strumenti simili tra loro per tipologia e scadenza e lo si vende ad un intermediario. A questo punto l’intermediario, generalmene una banca, vende al mercato dei titoli legati all’andamento dei crediti, e li suddivide in base alla rischiosità (cioè in base a quale titolo subirà per primo eventuali perdite). Avremo così delle tranche senior, con rischio e rendimento più bassi, una tranche mezzanine e infine una tranche equity, quella su cui per prima verranno scaricate le perdite, e che generalmente resta in portafoglio alla società emittente. Gli interessi che dovranno essere pagati dai titoli così creati sono garantiti dal pagamento delle rate dei crediti sottostanti e dal loro rimborso a scadenza. L’evidente vantaggio che la banca ottiene in questo modo è quello di ottenere liquidità da portafogli crediti che per loro natura non possono essere ceduti sul mercato. Inoltre la diffusione dei titoli ABS permette anche una migliore allocazione dei rischi, che non restano tutti in capo alla banca, ma vengono distribuiti al mercato.

I rischi – Accanto ai vantaggi che abbiamo evidenziato, possono sorgere anche diverse problematiche, come è accaduto in occasione della crisi finanziaria del 2008. In primo luogo il fatto di poter distribuire i rischi al mercato può indurre le banche e le società finanziatrici a ridurre i controlli e prestare meno attenzione alla qualità della controparte cui viene erogato un credito. Se da un lato questo permette una maggior espansione del credito a imprese e famiglie, dall’altro lato è evidente come ciò possa comportare un aumento del rischio che molti di questi possano rivelarsi insolventi. Il secondo fatto di rischio è dato dal crescere di strumenti finanziari sempre più complessi, come i cosiddetti ABS squared ( cioè ABS al quadrato, ovvero ABS formati da pacchetti di ABS), di cui è difficile valutare prezzo e rischiosità, e che spesso rientrano nel bilancio di quelle stesse banche che erano convinte di essersi liberate del rischio mediante la cartolarizzazione dei propri crediti.

Il presidente della BCE – Mario Draghi

Le politiche della BCE – Tra i vari interventi previsti da parte della BCE, vi è anche l’acquisti di questi ABS, con particolare riferimento a quelli rappresentativi di crediti alle imprese. L’idea è quella di favorire maggiori concessioni di crediti da parte delle banche verso le PMI e verso le famiglie, e di favorire lo sviluppo del mercato degli ABS, ancora molto limitato in tutto il vecchio continente. La BCE inoltre ha garantito che le tranche che acquisterà saranno solamente quelle senior, cioè quelle con rating più alto e minore probabilità di default, mentre solo in caso di garanzie pubbliche potrà valutare l’ipotesi di acquisto di tranche mezzanine, evitando così che i rischi si trasferiscano interamente dalle banche ai contribuenti. Questo tipo di operazione si rende ancora più necessaria dopo i risultati dei primi prestiti Tltro alle banche, che si sono fermati a poco più di 82 miliardi di euro, contro previsioni oltre i 100 miliardi. Se anche l’operazione ABS dovesse rivelarsi inadeguata, l’ultima risorsa a disposizione della BCE sarebbe lanciare un’operazione di Quantitative Easing, cioè di acquisto di obbligazioni di Stato e di imprese, molto simile a quella già sperimentata dalla FED in questi anni.

L’opposizione tedesca – Le critiche più forti a questo tipo di operazioni vengono dalla Bundesbank, per voce del suo presidente Jens Weidmann che, a margine del G20 finanziario della scorsa settimana, ha criticato fortemente la politica monetaria della BCE. Da sempre la Germania si oppone ad una politica espansiva, per via della possibilità di svilupparsi di bolle speculative e per le spinte inflattive che potrebbero crearsi, mentre spinge molto affinché i paesi più in difficoltà (in particolare Francia e Italia) portino avanti le riforme promesse. Sebbene sia indiscutibile il fatto che sia necessaria una maggiore incisività delle riforme economiche in questi paesi, è altrettanto vero che lo strumento monetario è imprescindibile per garantire le condizioni di base dello sviluppo e della crescita. Questo appare evidente in tutti i Paesi che hanno applicato Quantitative Easing o misure simili e che, anche grazie alla loro politica monetaria, sono usciti dalla crisi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

La politica monetaria da sola non basta, servono riforme strutturali ed economiche, ma essa è in grado di garantire le opportunità affinché queste possano essere implementate nelle migliori condizioni possibili.

The following two tabs change content below.

Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
blog comments powered by Disqus