Siria: Verba volant, Scripta manent

19/09/2013 di Elena Cesca

L'accordo raggiunto a Ginevra tra USA e Russia sullo smantellamento del presunto arsenale chimico in mano al regime di Assad

Negli incontri di Ginevra, USA e Russia hanno raggiunto l’accordo sul piano per lo smantellamento del presunto arsenale chimico del regime siriano. Restano, tuttavia, discordanti gli approcci in relazione all’uso della forza e al ricorso al Capitolo VII della Carta dell’ONU. Analizziamo i parametri dell’accordo.

Accordo generale – “La Siria deve fornire una lista delle sue armi chimiche entro una settimana”, queste le parole del Segretario di Stato Statunitense John Kerry, pronunciate a Ginevra il 14 Settembre, dopo la serie di incontri con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Nel frattempo, la Siria di Assad già si mobilitava per far arrivare all’ONU i documenti necessari alla firma della Convenzione internazionale sul divieto di armi chimiche. Ricordiamo, infatti, che la Siria non è parte del Trattato.

Il Segretario di Stato americano, John Kerry, insieme al Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.
Il Segretario di Stato americano, John Kerry, insieme al Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

Sei punti – Il piano Usa-Russia si articola sostanzialmente in sei punti nei quali è possibile incontrare gli stessi dettami della Convenzione sulle armi chimiche, meglio nota come CAC (Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione), firmata a Parigi nel 1993 ed entrata in vigore il 29 Aprile 1997.

– Primo: è necessaria una definizione quantitativa e qualitativa delle armi in questione, secondo quanto stabilito nell’art. II, Definizioni e criteri, e nell’Annesso sui composti chimici della CAC;

– Secondo: una settimana è il termine per la presentazione della lista dettagliata e completa delle armi di cui la Siria dispone (sebbene l’art.III della CAC citi che ciascuno Stato Parte sottoporrà all’Organizzazione, “non dopo 30 giorni che la presente Convenzione è entrata in vigore nei suoi confronti”, le dichiarazioni inerenti alla detenzione, uso e riproduzione delle armi).

– Terzo: non si esclude il riferimento alle procedure straordinarie nei casi d’urgenza previsti dalla Carta dell’ONU.

– Quarto: la Siria dovrà permettere l’accesso immediato e incondizionato agli ispettori internazionali sul campo (art. IV,5 : “Ciascuno Stato Parte fornirà l’accesso agli impianti di distruzione di armi chimiche ed alle loro zone di immagazzinaggio, che ha in proprietà o a titolo di possesso o che sono ubicati in un luogo sotto la sua giurisdizione o controllo, ai fini di una verifica sistematica per mezzo di un’ispezione in loco e di un monitoraggio con strumentazione in loco”).

– Quinto: la distruzione deve coinvolgere ogni tipo di arma chimica, sia sul posto che al di fuori del Paese (art. IV, 6: “Ciascuno Stato Parte distruggerà tutte le armi chimiche specificate [..] Tale distruzione avrà inizio non oltre due anni dopo che la presente Convenzione è entrata in vigore nei suoi confronti e dovrà terminare non oltre 10 anni dopo l’entrata in vigore della presente Convenzione”). Nonostante la CAC non vieti la distruzione delle armi “ad un ritmo più rapido”, la richiesta degli USA di concludere le operazioni entro la fine del 2014 appare alquanto ambiziosa. Basti, infatti, pensare che a vent’anni dalla ratifica, gli stessi Stati Uniti e la stessa Russia non hanno ancora azzerato il proprio arsenale.

– Sesto: le Nazioni Unite forniranno il supporto logistico necessario alle operazioni di controllo per accertare un’eventuale responsabilità nell’attacco chimico del 21 Agosto (art. IX) . In tal caso, secondo l’art.VIII, entrerà in scena l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, Opcw), che ha sede all’Aja e rappresenta l’organo di consultazione e cooperazione tra gli Stati Parti. Qualora, inoltre, la Siria decida di tirarsi indietro e non ratifichi più la Convenzione, gli Stati Parti potrebbero appellarsi alla Parte XI, lettera E, 27, secondo cui “Se un caso di presunto ricorso ad armi chimiche coinvolge uno Stato che non è Parte alla Convenzione o riguarda luoghi che non sono posti sotto il controllo di uno Stato Parte, l’Organizzazione coopererà strettamente con il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Se richiesta in tal senso, l’Organizzazione porrà le sue risorse a disposizione del Segretario Generale delle Nazioni Unite”.

Capitolo VII, art. 43 ONU – L’avvicinamento di Washington e Mosca trova, tuttavia, un ostacolo nel terzo punto sopra citato. Il nodo della questione resta l’uso della forza (dunque l’applicazione dell’articolo 43, Capitolo VII , relativo all’Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione, della Carta dell’ONU) qualora Assad commetta l’illecito internazionale, ovvero violi la Convenzione che starebbe per firmare e, si spera, anche ratificare. Per ora si stanno “diligentemente” applicando i dettami contenuti negli articoli 40 e 41 della Carta di San Francisco. Secondo l’art. 40, infatti, al fine di prevenire un aggravarsi della situazione, il Consiglio di Sicurezza ha invitato la Siria ad ottemperare a quelle misure provvisorie che esso ha considerato necessarie e desiderabili. Secondo l’art. 41, sarebbero state adottate le cosiddette misure “provvisorie”, non implicanti l’impiego della forza armata, inviando gli ispettori. Più precisamente, dato che la Carta richiama, come misure provvisorie, “l’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche”, sarebbe stata istituita un’“Inchiesta su casi di presunto ricorso ad armi chimiche” in ossequio a quanto asserito nelle Parti IX e X della CAC. Qualora il Consiglio di Sicurezza ritenga che le misure previste nell’articolo 41 si siano dimostrate inadeguate, l’articolo 42 autorizza a intraprendere “con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite”, fino a impegnare tutti i Membri delle Nazioni Unite “a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza [..] le forze armate(art.43)

Incredibilità – L’America sostiene vi sia un riferimento implicito al ricorso all’articolo 43, dal momento in cui la Siria divenga parte ratificante della Convenzione. Secondo i termini dell’intesa raggiunta, infatti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrà adottare una risoluzione facendo riferimento al ”Chapter VII”. La Russia non esclude la possibilità dell’adozione delle misure sancite nella Carta, ma annuncia il suo diniego, e dunque esclude il passaggio dell’atto, qualora si voti sul ricorso all’uso della forza. Dal rapporto emesso dalla Commissione d’Inchiesta ONU sulla Siria emerge come il fallimento nella ricerca di una soluzione politica abbia già inasprito il conflitto, non solo a livello internazionale ma soprattutto sul campo, dove il bilancio delle vittime è ancora indefinito.

Le condizioni di Assad – Dall’altra parte, il “sospettato” Assad ha dettato le sue condizioni per la partecipazione alla Convenzione: gli Stati Uniti devono fermare immediatamente il rifornimento delle armi a favore dei ribelli che, secondo Assad, già disporrebbero di armi chimiche per mano dei paesi alleati nella regione. Inoltre, la lista non verrà consegnata se Washington continuerà a minacciare Damasco. Il presidente russo Putin pone l’accento sulla mancanza di credibilità delle Nazioni Unite qualora l’America movesse un’azione di forza. Con la retorica degna di uno statista, Putin ha fatto notare che con un’azione militare unilaterale statunitense fallirebbero gli sforzi negoziali e si andrebbe contro quell’intento dei firmatari di San Francisco di “unire le forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

Indubbiamente, la decisione di Assad di firmare la Convenzione porrebbe il Presidente siriano con le spalle al muro e lo renderà soggetto all’autorità dell’Organizzazione. In seguito, qualora voglia apporre delle riserve alla sua adesione, sarà curioso osservare le reazioni dei vicini di casa, ovvero l’Egitto (che non ha firmato la Convenzione), Israele (firmatario, ma non ratificante) e l’Iran (Parte piena).

Link: http://www.opcw.org/

The following two tabs change content below.

Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
blog comments powered by Disqus