Un accordo possibile: l’Ucraina bussa alle porte dell’Unione Europea

30/06/2014 di Vincenzo Romano

Ucraina e Europa

Un accordo possibile. Lo scorso 26-27 giugno si è concluso il Consiglio Europeo di Bruxelles con un risultato storico: l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia hanno firmato accordi bilaterali di cooperazione con l’Unione Europea. Tali accordi hanno un valore politico molto forte poiché, per la prima volta, danno una cesura netta con il recente passato dei tre paesi, legati a doppio filo con la Russia, lasciando così spazio all’Unione europea quale principale partner commerciale e politico.

La risposta del Cremlino. Le reazioni di Mosca non si faranno attendere e, come prevedibile, avranno forti ripercussioni sulla drammatica situazione che sta interessando l’Ucraina in queste settimane. In particolare, le ritorsioni russe potranno prendere non solo la forma di un’intensificazione degli scontri nella zona orientale dell’Ucraina, ma anche di ritorsioni commerciali che in questo momento vengono studiate dalla leadership del Cremlino. In tal senso vanno lette le dichiarazioni del ministro degli esteri russo Lavrov, che ha sottolineato come se tali accordi dovessero avere ripercussioni negative sulla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e sull’economia russa il governo sarà pronto ad agire in difesa della Russia, all’interno delle soluzioni previste dal WTO. Per ovviare a tale situazione sono stati fissati una serie di incontri tra Mosca, Bruxelles e Kiev a partire dall’11 luglio prossimo.

Petro PorosenkoLa posta in gioco per l’Europa. L’Europa, invece, in tale partita è quella che più potrebbe guadagnare. La sua politica di vicinato con i paesi dell’Europa orientale si è concretizzata nell’iniziativa della Eastern Partnership (Partenariato Orientale) avviata nel maggio del 2008, e che vede protagoniste sei delle repubbliche ex-sovietiche: Ucraina, Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia e Bielorussia. Di questi sei paesi, Armenia e Azerbaigian stanno percorrendo strade opposte. Quest’ultimo, ad esempio, essendo maggiormente indipendente rispetto alla Russia, sta continuando il processo di avvicinamento all’UE, che dovrebbe terminare nel 2015; l’Armenia, al contrario, ha definitivamente abbandonato l’idea di associazione con l’UE, concentrandosi principalmente sulla Membership nell’Unione Eurasiatica proposta dalla Russia. La Bielorussia, dal canto suo, ha chiuso anch’essa i canali diplomatici con Bruxelles, restando ancora partner privilegiato di Mosca.

Il principio di condizionalità per l’entrata nell’Unione. Per ciò che riguarda gli altri paesi (Ucraina, Georgia e Moldavia), il processo di integrazione siglato da questi accordi, presenta una serie di problemi per nulla aggirabili: il processo di riforme politiche ed economiche richiesto ai paesi candidati deve essere concepito sul lungo periodo. L’accordo siglato prevede quattro capitoli che riguardano: la Politica Estera e di sicurezza comune (PESC), la Giustizia e gli Affari Interni (GAI), quello riguardante il settore più propriamente commerciale ed, infine, un capitolo su questioni come i trasporti, l’ambiente, l’educazione. Tutte questioni un tempo determinate dai “tre Pilastri” dell’UE, che dovevano concretizzarsi in riforme istituzionali, economiche e politiche, per i paesi candidati ad entrare nell’Unione. È facilmente comprensibile come i processi di riforma delle istituzioni di tali paesi (il sistema legale, quello economico, quello sociale, ecc.) richiederanno uno sforzo particolare per il raggiungimento di tali obiettivi.

La scelta difficile dell’Ucraina. L’Ucraina è senza dubbio il paese che avrà maggiori difficoltà nell’avvicinamento all’Unione, poiché è quella più strettamente legata alla Russia, e poiché è stata interessata, e lo è tuttora, da una guerra civile che sta dilaniando il paese. La Commissione europea, constatata la difficile situazione nella quale versa il paese, ha stanziato 11 miliardi di euro (assieme alle altre istituzioni finanziarie internazionali, in primis il FMI) per l’implementazione di tutte le misure necessarie per ristabilire l’ordine nel paese e per dare avvio al processo di riforme.

Come si articola il Piano Ucraina. Gli elementi principali del pacchetto di sostegno all’Ucraina possono essere così sintetizzati: 1,6 miliardi di euro di prestiti concessi nell’ambito dell’assistenza macro-finanziaria (AMF); 1,4 miliardi di sovvenzioni (questi 3 miliardi verranno erogati direttamente dall’Unione); fino a 8 miliardi erogati dalla Banca europea per gli investimenti e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo; possibilità di mobilitare 3,5 miliardi attraverso il Fondo di investimento per la politica di vicinato; creazione di una piattaforma di coordinamento dei donatori; applicazione provvisoria della zona di libero scambio; organizzazione di una task force ad alto livello sugli investimenti; modernizzazione del sistema ucraino di transito del gas e lavoro sui flussi inversi, specialmente attraverso la Slovacchia; accelerazione del piano di liberalizzazioni dei visti nel quadro stabilito; assistenza tecnica per una serie di settori come la riforma costituzionale e giudiziaria o la preparazione delle elezioni.

È inoltre bene ricordare come l’accordo del 26-27 giugno ha le sue radici nel processo di avvicinamento iniziato nel 2011 e portato a compimento dall’attuale presidente Poroshenko. Il predecessore, Iatseniuk aveva deciso di attendere la fine delle elezioni politiche per la definizione di tali accordi, con la speranza (vana) che i rapporti con Mosca rientrassero nei limiti del civile.

Un accordo “storico”. Tale linea è stata mantenuta anche da Poroshenko, appena eletto, che ha cercato di non compromettere i rapporti con la Russia, tentando anche delle aperture, ma alla fine ha scelto la strada europea con la sigla dell’accordo. Egli ha infatti dichiarato: “Firmo questo accordo di associazione con la penna su cui è scritto ‘Accordo di Associazione Unione europea-Ucraina, Vilnius, 29 novembre’. Allora non è successo nulla ma la penna è la stessa e dimostra che gli eventi storici sono inevitabili. Il documento che firmiamo oggi non è solo politico ed economico. È un simbolo di fiducia e di volontà indistruttibile. È un tributo a quanti hanno dato la vita e la salute per arrivare a questo”.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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