Accordo PD PdL, sì o no?

06/04/2013 di Giacomo Bandini

Situazione – La trattativa, nonostante i precedenti proclami, è sempre stata, per certi versi, aperta. I protagonisti sono gli unici possibili nell’attuale panorama politico: il primo è il Movimento 5 Stelle, muro di ferro, nel quale – dopo l’apertura di qualche spiraglio – Grillo ha richiamato tutti all’ordine. Il secondo, il detentore delle redini, colui al quale spettano le decisioni, è il PD, una sorta di muro di gomma. L’ultimo protagonista è il PdL, il più elastico di tutti. Bersani ha fallito, lo abbiamo scritto per giorni, e conferma, con quelle redini, di non saper bene che fare, anzi. Inizia a perdere il controllo sul suo stesso partito. Tutt’altro che un’impeccabile macchina da guerra. Le fratture, d’altronde, erano inevitabili. I Renziani non hanno mai del tutto digerito la sconfitta e non sono mai stati eccessivamente entusiasti della guida del buon vecchio Pierluigi, pur ascoltando il verbo del sindaco di Firenze quando invitava tutti alla fedeltà. La fedeltà rimane, il consenso sempre meno. Lo strappo definitivo è dietro l’angolo. Con Renzi potenziale leader italiano del domani cosa fare per tenere in piedi il castello di carte della vecchia politica? Un accordo.

Quale accordo? – Nominalmente l’accordo dovrebbe verificarsi sulla nomina del Presidente della Repubblica, così da aprire anche a collaborazioni per il futuro governo, mentre il vero patto da suggellare fra le nomenklature di Pd e Pdl riguarderebbe la neutralizzazione del personaggio più scomodo della vicenda. Il giovane rottamatore. Il più acclamato. Il sindaco d’Italia, come ormai lo chiamano i giornali, dimenticandosi che non tutti abitano a Firenze e non tutti parteggiano per lui, Matteo Renzi.  Anche la vecchia volpe Silvio, pur in ascesa nei sondaggi, quelli suoi che, si sa, non falliscono mai a differenza degli altri, è consapevole dal pericolo letale rappresentato dalla palese discesa in campo di Renzi, dato al 56% di consenso fra gli italiani.

Accordo Pd PdL - realtà?
Il compromesso –
Dovrà dunque uscire un nome di compromesso. Un’impresa tutt’altro che difficile al momento, viste le recentissime aperture del PDL. Il lavoro di Letta e Alfano su Berlusconi per convincerlo a cedere sulla questione del candidato al colle esclusivamente di centrodestra sembra aver ottenuto i risultati sperati. A persuadere poi il Cavaliere della buona fede di Bersani sembrano essere stati i recenti drammatici sviluppi all’interno del centrosinistra. Il dissidio fra le due correnti più forti, culminati con lo schieratissimo titolo de L’Unità “No di Renzi al governo Bersani” cui sono seguite frasi piuttosto pesanti, sta giungendo finalmente al termine. Il campo di battaglia definitivo rischia di essere un’elezioni anticipata. Invocata da molti, temuta da altri. Fra questi ultimi, ora vi è anche il PDL. E se uno più uno fa due, l’accordo con il PD potrebbe davvero verificarsi. In gioco, ci sono da un lato una potenziale sonora sconfitta elettorale per Berlusconi, dall’altro la fine della leadership del centrosinistra per Bersani. In comune condividerebbero la sorte di chi viene rottamato. La sconfitta finale per la vecchia politica, dopo quella parziale operata da Grillo e soci.

La frase – Un altro indizio di quanto potrebbe accadere viene dalle dichiarazioni del solito Berlusconi riguardo alla manifestazione a Bari del 13 aprile: “Sarà l’occasione per far sentire in piazza la nostra voce a ridosso dell’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Il voto anticipato non è la nostra prima scelta”. La prima considerazione da fare è sulla data. Le indiscrezioni rivelano un incontro previsto fra le due parti l’11. Di conseguenza la frase è soggetta alla potenziale interpretazione che quel sabato sarà cruciale per venire a conoscenza del supposto accordo. Sul palco del capoluogo pugliese emergeranno gli umori dei vertici del PDL e va da sé il fatto di poter leggere, fra le righe, se i contatti con Bersani e i suoi hanno portato a qualcosa. La seconda considerazione va invece in direzione di una conferma alle motivazioni della possibile intesa. Il cambio di direzione di Berlusconi sulle elezioni anticipate potrebbe rappresentare il segnale di un’apertura verso l’accordo definitivo col PD.

Alcune dichiarazioni – Ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi illustrata fin ora ci sono anche le parole dello stesso Matteo Renzi. Ieri a Radio 105 dove ha testualmente detto: “O Bersani riuscirà a spaccare i 5 Stelle oppure farà un accordo con il Pdl. Si stanno parlando: Migliavacca ha incontrato più volte Verdini.” Proseguendo con: “Se proprio si deve parlare di alleanza col Pdl, Berlusconi si fida molto di più di Bersani o D’Alema che dei nuovi del Pd. Si conoscono da tempo, è più facile che trovino un accordo tra loro.” Come a dire che o Pierluigi si accorda col PDL per il governo o alle prossime primarie del centrosinistra perderà. Oggi, invece, Renzi ha risposto agli attacchi provenienti da L’Unità, sostenendo di essere trattato come un corpo estraneo dal suo stesso partito e rilanciando il sospetto di un accordo sotterraneo per eliminarlo. A tutto ciò si deve aggiungere l’intervista di Franceschini sul Corriere della Sera, molto più istituzionale delle vergate di Renzi, ma proprio per questo da non sottovalutare. Il fedelissimo di Bersani ha sostenuto la necessità di andare oltre ai complessi dell’inciucio sostenendo che l’incaricato premier avesse già aperto a tutti, senza escludere nessuno. Nessuno, nemmeno il tanto odiato Berlusconi.

Cosa accadra? – Con la Lega in subbuglio e contraria al voto anticipato, la consistente popolarità del nemico comune Renzi e la necessità di una distensione dei toni vista la situazione critica vissuta dall’intero Paese, le premesse per un accordo fra PDL e Pd potenzialmente ci sono tutte. Per ora si tratta solo di supposizioni, avvalorate qua e là da elementi non necessariamente schiaccianti, ma significativi. In Italia ormai siamo abituati a tutto. La partita è ancora tutta da giocare.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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