Abusivismo edilizio, ce n’eravamo quasi dimenticati

02/04/2014 di Giacomo Bandini

Una problematica che divide – Uno dei tanti tantissimi mali che affliggono il Paese e di cui si parla assai poco è l’abusivismo edilizio, ossia la costruzione di immobili dove ciò non è reso possibile per legge o per mancanza di autorizzazione. Legambiente da tempo ha segnalato la presenza di numerosi casi sul territorio italiano, spesso legati ad ambienti mafiosi, ma la reazione delle istituzioni e, soprattutto degli abitanti, non è parsa sensibile alla tematica, tant’è che la sentenza di demolizione per 35 edifici abusivi che riguarda La Maddalena in Sardegna, passata in giudicato da parecchio tempo ed eseguita solo oggi, ha suscitato grande scalpore e numerose proteste fra la popolazione. In testa marciavano sindaco e parroco locale. Insomma due tipologie diverse di istituzioni, entrambe schierate dalla parte di chi ora possiede una casa in meno.

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Bettino Craxi

3 condoni, 1 legge, 1 ddl – Legislativamente parlando, l’abusivismo ha vissuto alcune stagioni d’oro. La prima nel biennio ‘83/’85 con un condono voluto dal governo Craxi che si stima abbia portato ad un numero superiore alle 900.000 costruzioni non in regola. La seconda stagione parte nel 1994, con il primo governo Berlusconi, e riprende i termini di quella precedente. Risultato: 200.000 edifici abusivi. L’ultimo risale al 2003, con la legge 326/2003 fortemente voluta, e discussa, sempre da un governo Berlusconi, si riapre la questione. La normativa è titolata “Disposizioni urgenti in tema di versamento e riscossione di tributi”. La motivazione addotta alla necessità di un condono è strettamente legata a questioni di finanza. Le casse dello stato languono e bisogna trovare nuove entrate. Gli eventuali danni non sono ancora definitivamente calcolabili in quanto recenti risvolti sono in corso. Il senato infatti, in data 23 gennaio 2014, ha approvato un disegno di legge che provoca il blocco di numerose ordinanze di demolizione nei confronti di stabili abusivi, compreso il congelamento delle sentenze passate in giudicato. Hanno votato a favore la maggioranza di governo più Fi (Pd, Sc, Ncd, Ppi), contrarie le altre opposizioni (Sel, M5S, Lega).

La situazione italiana – Sempre nei rapporti di Legambiente è possibile trovare alcuni interessanti dati riguardo l’abusivismo “made in Italy”. Nel 2013 26 mila nuovi immobili sarebbero stati costruiti nell’illegalità: oltre il 13% del totale delle nuove costruzioni. Se ci fosse una classifica delle regioni più irregolari, la Campania, con 175 mila immobili abusivi, si troverebbe al primo posto. Da sola possiede il 13,9% del totale nazionale di infrazioni edilizie con Napoli e Salerno punta dell’iceberg regionale: in due fanno quasi il 10%. A Pompei, per esempio, sono state individuate tre ville adiacenti alle mura di cinta. Nel 2013 però è la Sicilia a costituire il nuovo primato nazionale: 476 illeciti, una lunga trafila di denunce e provvedimenti, la maggior parte in area costiera demaniale. Il dibattito generale dopo i danni causati dalle pessime situazioni climatiche invernali ha fatto poca luce su alcune delle cause di tali dissesti. In particolare riguardo quello idrogeologico e il legame fra questo e l’abusivismo edilizio.

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Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

Quello che dall’85, o forse da prima, a oggi non è stato fatto, riemerge dunque con forza. Non esistono solo i crolli di Pompei, non è solo quella una perdita di patrimonio naturale. Nell’Italia delle bellezze dovrebbero spiccare molto di più i paesaggi deturpati dall’abusivismo di edifici non necessari o mastodontici. Una mancanza di legalità decisiva e per di più politica. Basti guardare agli atti delle procure locali bloccati in sede decisionale: oltre il centinaio di migliaia. Se, poi, si volge lo sguardo ai siti pericolosi, dove semplicemente a occhio nudo pare impossibile si sia costruito, il numero di illegalità sale vertiginosamente. Oltre a ciò un grande problema, mai veramente combattuto, partito dal Sud e, ormai, arrivato con forza anche al Nord: la mafia dei cantieri illegali e le ville dei boss. Basterebbe demolire ogni singolo edificio appartenuto a cosche, esponenti e affiliati vari per dare un grosso segnale di cambiamento.

Abusivismo politico – Oggi, allora, nel vedere centinaia di persone accanirsi contro la demolizione di alcune case in Sardegna, compresi il rappresentante politico, il sindaco, e quello religioso, il parroco locale, ci si accorge di un altro triste universo. Quello della mancanza di senso civico e di rispetto della legalità, specialmente quando è giusta. Probabilmente alcuni dei cittadini de La Maddalena non erano a conoscenza della situazione abusiva relativa alle proprie abitazioni, ma informarsi non costa e non costava nulla. È vero, per qualcuno significa restare senza casa e di ciò dovrebbe occuparsi la politica. La stessa che, con i suoi vari amministratori susseguiti nel tempo, ha spesso negato l’esistenza di tali problemi e questo, probabilmente, è una cosa peggiore della mancanza di senso civico.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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