Abolizione Finanziamento Pubblico ai Partiti e democrazia interna: analisi del ddl

03/06/2013 di Andrea Viscardi

Abolizione del Finanziamento pubblico ai partiti

Pochi giorni fa è stato presentato pubblicamente il ddl “Disciplina del finanziamento dei movimenti e partiti politici”, il testo per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Composto di 15 articoli, si presenta come uno dei cambiamenti più radicali per l’intero sistema politico e ha suscitato non poche polemiche anche tra i membri dei partiti di governo. Cerchiamo di capire il perché.

Contributi da persone fisiche – Il disegno di legge si apre con i due capisaldi portati avanti da Enrico Letta: stop al finanziamento pubblico, a partire già dal 2014, e apertura – attraverso alcune forme di agevolazione fiscale previsti dal 2014 – ai contributi privati. I singoli cittadini potranno detrarre, dalle imposte sui redditi, rispettivamente del 52% qualora la cifra sia compresa tra i 50 e i 5000 euro annui, del 26% per cifre comprese tra i 5000 e i 20000.

Contributi da aziende – Il ddl disciplina più attentamente la questione delle donazioni provenienti da aziende. L’agevolazione, in questo caso, è una detrazione dall’ammontare dell’imposta lorda del 26%, laddove la cifra deve essere compresa tra i 50 e i 100.000 euro. A tale agevolazione, però, non potranno avere accesso enti con partecipazione pubblica o i cui titoli siano negoziati in mercati regolamentati – siano questi italiani o esteri – né società che controllino o siano controllati da aziende di questo tipo. Un’altra questione riguarda la tracciabilità di tali versamenti: questa dovrà essere garantita in senso assoluto e le donazioni saranno quindi effettuate tramite carte di credito, assegni bancari e circolari, versamenti bancari o uffici postali.

Due per mille – Sempre dal 2014, i contribuenti potranno decidere di donare il due per mille ai partiti, donazione che potrà essere indirizzata ad un partito in particolare o allo Stato. Se la scelta non verrà effettuata la somma raccolta sarà redistribuita proporzionalmente alla rappresentanza parlamentare.

Sostegno statale e televisione – Il ddl quindi stabilisce che lo Stato debba assicurare – quantomeno in ogni capoluogo di provincia – locali atti a portare avanti l’attività politica, oltre che idonei ad ospitare manifestazioni pubbliche e assemblee. Inoltre verranno regolamentate anche agevolazioni sui canoni di locazione e sulle spese di manutenzione. Passiamo, ora, agli spazi televisivi. La Rai metterà a disposizione spazi gratuiti – estranei agli indici di affollamento giornaliero e orario stabiliti per legge – che saranno adibiti a vetrina pubblicitaria, destinata a illustrare i programmi e gli indirizzi politici dei vari partiti. Meno chiara, invece, la distribuzione di tali finestre: il ddl stabilisce infatti saranno la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale, l’Autorità per le garanzie della comunicazione e la Vigilanza dei servizi radiotelevisivi a decidere – tenendo in considerazione la consistenza dei gruppi parlamentari – come distribuire lo spazio.

Democrazia interna e statuto – Ogni partito sarà obbligato a dotarsi di statuto pubblico, seguendo una serie di regole, tra le quali l’indicazione degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo, le modalità della loro elezione e la durata del mandato. Interessante, tra le altre cose, la previsione di descrizione delle modalità atte a garantire l’equilibrio di genere negli organi di rappresentanza e la presenza di minoranze negli organi collegiali non esecutivi. Inoltre sarà fondamentale l’indicazione dell’organo responsabile della gestione finanziaria e patrimoniale, nonché quello competente ad approvare il rendiconto di esercizio. Tutti gli statuti saranno approvati e controllati dalla Commissione per la trasparenza istituita dal governo Monti lo scorso anno, e raccolti in un registro pubblico.

Trasparenza via web – Meritevole anche l’obbligo di pubblicazione online sia degli statuti che del rendiconto di esercizio, correlato della relazione della società di revisione, insieme ai dati relativi alla situazione reddituale e patrimoniale dei titolari di cariche di governo e dei parlamentari ai sensi del decreto legislativo approvato un mese fa. Quest’ultimo, in particolare, è un passo molto importante (se sarà fatto rispettare).

Controllo e certificazione esterna dei rendiconti – Ogni partito dovrà scegliere una società di revisione iscritta nell’albo speciale tenuto dalla Commissione nazionale per le società, con l’obbligo di legarsi a questa per tre esercizi consecutivi, rinnovabili al massimo per altri tre. Anche in questo caso sarà la Commissione per la trasparenza a controllare il risultato delle analisi rendicontali.

Un disegno di legge che se da una parte inserisce importanti novità, come quelle inerenti alla trasparenza via web, dall’altra lascia aperti – al momento – alcuni dubbi. In particolar modo per quanto riguarda il finanziamento privato: occorrerà attendere e capire meglio quali saranno i mezzi di controllo sulla tracciabilità e la provenienza del denaro. Discutibile anche lo strumento del due per mille e la mancanza di un tetto alle donazioni dei privati. Sicuramente poco pregevole il comportamento del governo rispetto alle detrazioni al 56%. Infatti risulta quantomeno singolare come, se un privato cittadino decidesse di effettuare donazioni ad un ente benefico, il massimo che potrebbe detrarre sarebbe il 26%, un favoritismo, quello verso i partiti, che appare ingiustificato. Similmente le agevolazioni sui costi di mantenimento delle sedi, le agevolazioni fiscali e l’obbligo di assicurare almeno in ogni capoluogo (117 in Italia) una sede, rappresenta di fatto il perpetuarsi di un finanziamento pubblico di notevole importanza.

Scarica il ddl “Disciplina del finanziamento dei movimenti e partiti politici”

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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