80 euro: le casalinghe renziane hanno fatto una buona scelta?

28/05/2014 di Giacomo Bandini

Sulla base delle proposte contenute nel JobsAct vediamo se le casalinghe hanno fatto bene a votare per l'ex Sindaco di Firenze

Euro

Non solo pensionati – Dopo la schiacciante vittoria alle europee per il Pd di Renzi si avvicina l’ora della verità. Ossia far valere i determinanti 80 euro al mese promessi prima ai redditi familiari al di sotto del tetto dei 25.000 euro complessivi e promessi, in seguito, anche ai pensionati. I famosi pensionati che secondo Grillo avrebbero determinato la sconfitta del “nuovo che avanza”, il Mov. 5 Stelle, e ribadito lo status quo della vecchia politica. I dati rilevano però una nuova fonte di voti per il premier e i suoi: le casalinghe, precedentemente feudo intoccabile di Silvio Berlusconi. Effettivamente, per stessa dichiarazione del suo ideatore, gli 80 euro hanno giocato un ruolo determinante nella campagna comunicativa e la promessa ha funzionato egregiamente. Ma le casalinghe sono sicure di aver riposto tale speranza nella giusta promessa?

Renzi e Poletti.
Renzi e Poletti.

Un decreto contro la famiglia? – Alcune testate giornalistiche, associazioni pro-famiglia, cattoliche e organi di informazione ecclesiastici hanno posto l’accento sulla seguente questione contenuta nel testo del cosiddetto JobsAct, documento contenente le misure per favorire il rilancio dell’occupazione, riformare il mercato del lavoro ed il sistema delle tutele, è possibile leggere alla voce “Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali” alcuni significativi spunti penalizzanti proprio la nuova categoria di elettori renziani. L’obiettivo che si vuole raggiungere – visto che il provvedimento per ora è solo una proposta di riforma, lo ribadiamo – è quello di evitare che le donne debbano essere costrette a scegliere fra avere dei figli oppure lavorare. Ciò che, in prima battuta, non farà di certo piacere alle nuove renziane è il terzo punto della proposta: “abolire la detrazione per il coniuge a carico ed introdurre il tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito familiare”.

Duplice dilemma – In effetti la misura sembra, a un primo sguardo, andare incontro ad una duplice penalizzazione della devota categoria. Se infatti uno degli scopi del Job Act era lasciare spazio alla libera scelta lavoro/sto a casa, questa sembra invece ridimensionata pesantemente. Avere un coniuge casalingo o a carico comporta comunque una penalizzazione: niente detrazioni e tax credit. Inoltre la mancanza di detrazioni influisce in modo tangente sul reddito familiare, gli 80 euro possono diventare molti di meno (solo 15 euro) a seguito delle detrazioni fiscali abolite (per un approfondimento sul rapporto aliquote/detrazioni si veda qui). Proprio una delle punte di diamante con la quale la vittoria è arrivata in modo schiacciante.

I conti che smentiscono – Tuttavia alcuni calcoli dimostrano che le casalinghe non hanno sbagliato la propria scelta, nel caso si fosse fondata sugli 80 euro. Se il marito ha a carico una moglie che non lavora o percepisce un reddito inferiore a circa 2,500 euro annui, egli continuerà ad usufruire degli sgravi. Gli 80 euro al mese sono fatti salvi. Qualora la moglie dovesse trovare impiego con reddito superiore a circa 2.500 euro annui la detrazione viene applicata al datore di lavoro della medesima e le detrazioni vengono annullate. A fronte però di un’entrata superiore nel reddito complessivo familiare. Inoltre poiché il sistema degli 80 euro e delle detrazioni è legato alla crescita di reddito, più la famiglia è ricca, minori sono le detrazioni, come è equo che sia.

Il bivio resta – Una duplice riflessione emerge dunque dalla questione. In primis, la forte influenza delle promesse elettorali. La speranza degli 80 euro presenta parti piuttosto critiche, come visto or ora. Da un lato chi si era schierato contro le detrazioni, poi smentite dai numeri, a prescindere. L’ennesima truffa di Renzi e i suoi. Dall’altro le casalinghe probabilmente inconsapevoli della previsione “abolizione delle detrazioni per i coniugi a carico” e che se, forse, fossero state a conoscenza del punto così come presentato senza conti in tasca non avrebbero apprezzato eccessivamente. In secondo luogo, tutto ciò richiama la spinosa questione degli incentivi al lavoro femminile. Bastano queste poche norme basate su scarsi benefici materiali? Lasciano davvero una scelta alla famiglia? Lavorare, accettare l’abolizione delle detrazioni per il coniuge, ma far seguire casa e figli da altre persone pagate oppure rimanere a casa, ottenere le detrazioni, e percepire tutti o quasi gli 80 euro in più al mese, risparmiando su terze colf? Alle nuove casalinghe renziane l’atroce dilemma!

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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