71a mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – Il festival degli invisibili

09/09/2014 di Jacopo Mercuro

Per il secondo anno consecutivo, la Mostra del Cinema cerca di rinnovarsi: buona affluenza, ma la distribuzione italiana latita

71 Mostra Cinema Venezia

Come ogni anno, dal 1932, Venezia ha dato vita alla storica mostra cinematografica, ospitando nel suo lido migliaia di cineasti e semplici appassionati. Purtroppo la stella veneta non brilla più, sono lontani i tempi in cui la mostra veniva considerata una delle più importanti nel panorama internazionale. Inutile piangersi addosso, ma è un dato di fatto che da qualche anno, gli artisti più importanti preferiscano riservare il loro posto in festival dotati di un appeal maggiore.

Necessità fa virtù, ed è per questo motivo che, dallo scorso anno, la mostra di Venezia ha deciso di mettersi totalmente in gioco, scommettendo su un mix composto da grandi nomi e grandi scommesse. Il manifesto della mostra è stato realizzato da Simone Massi, ispirato dalla scena finale del film I quattrocento colpi, che nel 1959 segnò l’esordio alla regia del regista francese Truffaut. Un’immagine che non rappresenta solo la storia del cinema, ma un simbolo di rinascita e di rilancio, come accadde nella Francia sul finire degli anni cinquanta, quando la forza della Nouvelle Vague risollevò il cinema francese che stava pericolosamente naufragando. I momenti di profonda crisi sono una grande opportunità per abbandonare il vecchio e far avanzare il nuovo. La situazione che il cinema italiano sta vivendo deve spingere i giovani cineasti ad essere più audaci, ed indurli a non seguire il percorso tracciato colpevole del collasso della qualità e dell’originalità del cinema nostrano.

Mostra del Cinema di VeneziaSarebbe stato bello poter celebrare una vittoria italiana come accaduto lo scorso anno, ma il leone d’oro della settantunesima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è finito in mani svedesi. A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence (Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) di Roy Andersson ha trionfato inaspettatamente, dividendo pubblico e critica. Il regista svedese, durante la premiazione, ha citato Ladri di biciclette di De Sica, film dal quale ha trovato una grande fonte d’ispirazione, aggiungendo: “Non sarei un regista se non avessi visto quel film”.

Non c’è stato posto per l’Italia nel terzetto di punta, dove oltre al vincitore del leone d’oro troviamo The postman’s white nights di Andrej Končalovskij che ha conquistato il leone d’argento e The Look of silence di Joshua Oppenheimer, con il gran premio della giuria.

A portare alta la bandiera italiana è stato Hungry Hearts, film di Saverio Costanzo, vincitore della coppa volpi per la migliore interpretazione maschile e femminile ad Adam Driver e all’italiana Alba Rohrwacher. Come spesso accade in queste manifestazioni, a fare grande scalpore sono stati gli esclusi d’eccellenza. È rimasto a bocca asciutta Birdman del regista messicano Alejandro González Iñárritu, davanti al quale si prospetta una strada piena di successi grazie alla sua ultima opera. Il tanto atteso Pasolini di Abel Ferrara ha deluso il pubblico che ha accolto la pellicola con fischi e critiche pesanti, bocciandolo all’unanimità.

Quest’anno la mostra ha fatto registrare un buon incremento di affluenza, sia sul posto che sul web. Lo stesso Paolo Baratta, presidente della biennale, si è dimostrato molto soddisfatto della manifestazione che è riuscita a dare il segnale di essere ancora viva e sempre proiettata agli anni a venire.

La cosa che continua ad essere sconcertante è che (ancora una volta) i film apprezzati a Venezia non hanno ancora trovato chi li distribuisca nelle sale italiane. Dobbiamo solo aspettare e sperare che il piccione di Roy Andersson abbandoni il ramo e voli nei nostri cinema.

 

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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