421 minacce

18/02/2015 di Francesca R. Cicetti

Siamo il numero settantatrè. Dopo le brillanti europee, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Austria. E dopo la Bosnia, il Senegal, la Corea, il Madagascar. Dopo molte altre nazioni, più virtuose di noi. Così dice il 2015 World Press Freedom Index di Reporters Without Borders.

Giornalismo

Siamo il numero settantatrè. Dopo le brillanti europee, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Austria. E dopo la Bosnia, il Senegal, la Corea, il Madagascar. Dopo molte altre nazioni, più virtuose di noi. È lunga la strada fino al settantatreesimo posto. Così dice il 2015 World Press Freedom Index di Reporters Without Borders. L’Italia, questo ultimo anno, è stata spettatrice del proprio declino, più della maggior parte dei fratelli europei. Minacce, intimidazioni, mafia. Giù di ventiquattro posti nell’indice che misura la libertà di stampa. E purtroppo il suo trend non è un fenomeno sfortunato, una casualità nostrana. Registra l’andamento di un anno disgraziato per la stampa di quasi ogni paese (si salvano pochi eletti). Un disastro totale, paragonato ai risultati degli anni passati.

Gli aggressori feroci della libertà di stampa, siano i regimi antidemocratici, Boko Haram, l’Isis, i narcotrafficanti o la mafia, utilizzano tutti la stessa strategia. Intimidazioni, paura, ritorsioni, avvertimenti. Graffiti dipinti, proiettili inviati per posta. Sono 421 le minacce che l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione ha conteggiato nell’anno passato. Al suo lavoro il plauso di Reporters Without Borders, ed è l’unico vanto per noi, in questa stagione di predatori d’informazione.

Un filo rosso lega il giornalismo al potere. Ai vertici, alle linee di comando. Il condizionamento politico è uno degli elementi principali di valutazione dell’indice, e così quello economico. La crisi non aiuta. La libertà di informazione è stretta in una rete tessuta di ragion di stato, finanza, democrazia. Per definizione, il braccio lungo del potere lega la libertà di stampa o non lo fa. Non esistono mezze misure. O si è liberi di fare informazione, o non lo si è. Mai sentito di libertà accennate. Per questo non esistono limitazioni ininfluenti, di cui possiamo evitare di preoccuparci. Nel caso dell’Italia, a ferire profondamente il sistema sono le cause per diffamazione. Centoventinove quelle ingiustificate nel corso del 2014, e non sono servite ad altro che a sollevare polveroni e a intimidire i reporter. Anche perché provengono nella stragrande maggioranza da esponenti politici dalla coda di paglia in fiamme. Una pratica apparentemente innocente (si fa per dire), che nella realtà non ha nulla di meno delle aggressioni fisiche e delle automobili in fiamme. Una censura che non vale la pena minimizzare.

Ma un paese dai giornalisti imbavagliati non può essere pienamente democratico. Sia il bavaglio una lettera di minaccia o una parola proveniente dall’alto. Nell’ultimo periodo, giocoforza, i fatti dell’Hebdo ce lo hanno ricordato. E in verità non serve il dito sul grilletto per scoraggiare la libertà di stampa: nella bocca del leone si finisce per molto meno. Il sospetto è sufficiente. Quelle 421 minacce sono davvero più di quanto un paese democratico possa e debba sopportare. E non c’è democrazia senza libera manifestazione di pensiero, senza libero accesso alle notizie. Una questione che credevamo di aver accantonato, nell’era di internet. Invece sorge di nuovo, come uno spettro che erige in Europa un nuovo muro di Berlino. Credevamo di aver polverizzato ogni barriera, ma la censura è un mostro duro da battere. Soprattutto in un clima di minacce, limitazioni all’accesso del web e hackeraggi. Il ranking vergognoso raggiunto in classifica quest’anno dovrebbe servire da monito, se non ci si adagia sugli allori del mal comune. Tutta l’Europa scende, possiamo scendere anche noi. Invece, soprattutto in questo frangente, sarebbe meraviglioso primeggiare.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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