Legge di stabilità 2017, poco spazio alla fantasia

20/09/2016 di Alessandro Mauri

Dopo l’ennesimo taglio delle stime sulla crescita, la legge di stabilità per il 2017 dovrebbe essere utilizzata per rilanciare l’economia in stallo. Tuttavia clausole di salvaguardia e vincoli europei non lasciano al governo ampi spazi di manovra. Vediamo come potrebbe essere la finanziaria di quest’anno.

Legge di stabilità

Tempo di bilancio – Settembre è il momento in cui cominciano a svelarsi le carte sulla legge di stabilità. Anche per il 2017, buona parte delle misure sono già note o messe in cantiere da precedenti interventi. Come sempre, o almeno da qualche anno a questa parte, a tenere banco per quanto riguarda la legge di stabilità sono soprattutto le clausole di salvaguardia e i vincoli europei, che limitano (purtroppo o per fortuna) la libertà di azione dei governi nell’implementare le politiche economiche. Inoltre, la manovra di quest’anno deve tenere in considerazione il rallentamento dell’economia italiana, con continui tagli delle stime di crescita (attualmente attorno allo 0,7-0,8%), che fanno peggiorare tutti gli indicatori di bilancio e potrebbero impedire di raggiungere gli obiettivi (per esempio il deficit) concordati con l’Unione.

Clausole e vincoli – Buona parte delle risorse dovranno essere destinate per evitare l’attivazione delle clausole di salvaguardia, in particolare si tratta di 15 miliardi circa, che impediranno nuovi aumenti delle tasse. Con una cifra così consistente già bloccata, i margini di manovra saranno piuttosto ridotti. Nel complesso, la legge di stabilità dovrebbe toccare i 25 miliardi di euro. Per reperire tutte le risorse necessarie, sarà quindi indispensabile premere l’acceleratore sulla spending review, il che potrebbe essere un bene o un male sulla base delle modalità con cui sarà implementata. Se da un lato infatti è auspicato da tempo un taglio della spesa improduttiva, lo scarso tempo a disposizione e le ingenti risorse da reperire (almeno 5 o 6 miliardi) potrebbero portare il governo ad adottare i soliti tagli lineari. Tanto più che non dovrebbe essere varato un programma serio di tax expenditures cioè di taglio degli inventivi fiscali ingiustificati (politicamente poco conveniente ed economicamente deleterio nel breve termine). Il resto dipenderà da quanta flessibilità l’Italia riuscirà ad ottenere in sede europea.

Gli interventi in cantiere – Altre misure che dovrebbero essere presenti nella legge di stabilità riguardano il rilancio degli investimenti tramite il rinnovo dei superammortamenti, la detassazione dei salari di produttività e interventi vari dalla ricerca ai bonus energetici, passando per il piano pensioni e il rinnovo del contratto degli statali. Va inoltre preso in considerazione il taglio dell’ Ires già previsto nella scorsa manovra e che entrerà in vigore proprio nel 2017. Dunque, al momento, non compaiono novità di rilievo, dal momento che la maggior parte degli interventi riguardano la conferma di soluzioni già proposte nelle scorse manovre di bilancio, mentre altre riguardano cifre marginali.

La verità è che lo spazio di manovra è sempre minore: da un lato le clausole di salvaguardia impegnano sempre notevoli risorse, dall’altro la flessibilità è stata già ampiamente sfruttata e, per quanto potrebbero esserci margini, non può essere considerata infinita. Forse anche per questo il premier Matteo Renzi ha insistito ultimamente sulla necessità di un cambio di marcia nelle politiche economiche europee, che comunque richiederebbe del tempo. Per quanto riguarda le misure nello specifico, non vi sono, al momento, elementi che possano dare una sferzata significativa all’economia, pur tenendo in considerazione i limiti sopra citati. Sicuramente un taglio delle tasse più importante (al netto del taglio Ires già previsto) sarebbe quantomeno auspicabile, reperendo le risorse proprio tagliando le agevolazioni fiscali immotivate così difficili da colpire. Il capitolo tagli alla spesa è inoltre tutto da determinare, ma il pessimismo sull’effettivo efficientamento della macchina pubblica è più che legittimo, visti i fallimentari precedenti.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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