25 Aprile, la libertà un dovere, prima che un diritto

25/04/2013 di Iris De Stefano

La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere” scriveva Oriana Fallaci che da appena ragazzina partecipò alla Resistenza, così come tutta la sua famiglia.

25 AprileIl 25 Aprile – Quella di oggi è una data fondamentale nella storia della nostra Repubblica; l’ Anniversario della liberazione d’Italia, festa nazionale, segna una cesura netta tra l’occupazione nazista e il periodo fascista e la storia repubblicana del nostro paese. Alle 8 del mattino del 25 aprile del 1945 infatti, a Milano e Torino attraverso le radio fu comunicato l’ inizio dell’insurrezione ai poteri autoritari che fino ad allora avevano governato la città. L’esecutivo del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, all’epoca presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani proclamò così il passaggio di poteri delle due città al Comitato e la condanna a morte di tutti gli alti gradi fascisti. Nel giro di un mese anche tutte le altre principali città italiane del Nord vennero liberate e si poté iniziare quel processo di emancipazione nazionale che porterà poi al famoso referendum del giugno 1946.

La giornata di oggi – Considerata festa nazionale dal 1949, il Presidente della Repubblica solitamente porta in omaggio una corona d’alloro all’altare della Patria a Roma. Giorgio Napolitano non si è discostato da quest’usanza ed infatti stamattina era in Piazza Venezia, alla presenza di tutte le autorità civili, politiche e militari; c’erano infatti i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Napolitano prima di dirigersi all’inaugurazione di un nuovo allestimento del Museo storico della Liberazione in ricordo delle vittime delle torture naziste, salutando i militari e parte della folla presente in piazza, ha detto che “nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza”.

In Italia – Celebrazioni sono previste non solo nella Capitale; se a Roma infatti sono in programma cortei e manifestazioni, tutte le grandi città italiane si sono organizzate per non essere da meno. A Milano per esempio, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ( ANPI ) ha invitato i cittadini ad un corteo, mentre a Firenze il sindaco Matteo Renzi ha presenziato ad una cerimonia nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, scrivendo poi su Twitter di aver detto ai partigiani presenti di “voler tenere in vita l’odore e l’onore dei loro sogni più belli”.

Le polemiche – Non potevano mancare però le polemiche e in qualche caso, le contestazioni. Se a Roma gruppi di estrema destra, sempre ben presenti in verità nella Capitale, hanno cancellato la scritta “Lode ai partigiani” su un muro e poi chiamato alla sede dell’Ansa per rivendicarne l’azione, a Piazza Vittorio sono comparse anche varie scritte antisemite la cui immediata rimozione è stata chiesta dalla Comunità giudaica romana.

Il Movimento 5 Stelle – Le polemiche più importanti sono però state portate avanti dal Movimento 5 Stelle, che già da un paio di giorni aveva annunciato che non avrebbe partecipato alle celebrazioni. Se la capogruppo alla Camera Lombardi è stata comunque vista in Piazza Venezia questa mattina, Beppe Grillo ha pubblicato un lungo post sul suo blog in cui attacca le celebrazioni indicando quali particolari eventi hanno portato alla morte del 25 aprile. Riprendendo la canzone di Francesco Guccini con i Nomadi “Dio è morto” e l’evidente riferimento a Nietzche, il leader del movimento descrive riportando tutti i momenti –recenti- che avrebbero portato alla morte dello spirito della Resistenza. Iniziando con “nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto,  nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto,  nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto,  nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto,  nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto” conclude con l’invito a non celebrarlo, in rispetto a quei morti che se vedessero l’attuale situazione dell’Italia si metterebbero a piangere. Qualcuno però forse dovrebbe spiegargli la frase della Fallaci; un movimento che espelle un deputato perché ha partecipato ad una trasmissione televisiva incarna tutto, tranne che lo spirito della Resistenza.

 

 

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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