Il 2014 dei Musei italiani: numeri in crescita, ma cercasi Direttori

22/01/2015 di Iris De Stefano

Anno di crescita per i poli italiani della cultura, tra cambi di tariffe e nuove iniziative del MiBACT. Intanto è partita la ricerca dei nuovi Direttori, nell'ottica di musei più indipendenti: il bando è molto aperto, ma, al contrario che all'estero, l'interesse internazionale è ancora basso

L’Italia si è sempre dimostrata un paese di paradossi, e il mondo dell’arte e dei musei conferma a pieno questa tendenza. Non è un caso quindi, nonostante il boom di presenze nei vari poli museali – dovuto anche ad una serie di iniziative messe in atto dal Ministero dei Beni Culturali – che il bando pubblicato nelle scorse settimane per 20 posti da direttori in alcuni dei principali musei italiani fatichi ad essere pubblicizzato e scaricato da stranieri.

I dati – L’8 gennaio scorso si è tenuta la conferenza di presentazione dei dati sui luoghi statali di cultura nel 2014, alla presenza del Ministro Dario Franceschini. Durante gli Stati generali della cultura 2014, il Ministro, che il giorno del giuramento aveva definito il suo dicastero “il più economico tra tutti”, aveva annunciato un decreto ministeriale con grandi novità. Dal 1 luglio 2014 infatti è scattata la modifica delle tariffe, con l’abolizione di quelle agevolate per gli over 65 (garantite invece per insegnanti e minori di 18 anni). Fu inoltre annunciato lo stabilimento di due date all’anno per le iniziative “Una notte al museo” con biglietti ad 1 euro, il prolungamento dell’orario di apertura di tutti i musei fino alle 22 ogni venerdì, ed infine l’istituzione della “Domenica al museo”, che rende gratuito l’accesso a tutti i poli ogni prima domenica del mese.

L’introduzione di tali novità ha certamente accelerato una tendenza già positiva all’aumento dei visitatori, che sono cresciuti del 6,4% su base annua (quasi un milione e mezzo di unità in più) nel secondo semestre del 2014, a cui si sono accompagnati 6,3 milioni di euro in più di fatturato. Anche il numero degli accessi durante le Domeniche al museo è sempre stato in aumento, avendo infatti superato le 300.000 unità nel mese di dicembre.

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I visitatori dei musei italiani – dal sito del MiBACT

I primi siti più visitati sono il circuito Colosseo-Fori Imperiali seguito a distanza da Pompei. Terzi incontrastati tra i luoghi statali di cultura più visitati nel 2014 sono certamente gli Uffizi, con quasi 2 milioni di accessi. Le sorprese riguardano luoghi meno in vista, come il Museo di Palazzo Ducale di Mantova (+26,3% di visitatori), il Museo Nazionale Romano e quello Archeologico di Napoli.

I direttori – Proprio per il principale museo fiorentino si è alla ricerca di un direttore: questione comune a molti altri illustri siti: la Galleria Borghese a Roma, la Pinacoteca di Brera a Milano, il Museo di Capodimonte a Napoli e la Reggia di Caserta sono infatti alcuni tra i 20 musei inseriti nel bando firmato dal Direttore Generale Gregorio Angelini il 7 gennaio scorso e poi pubblicato sul sito del Ministero.

Ad essere richiesti per accedere alla selezione sono un forte interesse per la storia dell’arte, una laurea specialistica conseguita indifferentemente in Italia o all’estero, ed una comprovata esperienza nel settore, derivante da docenze, specializzazioni professionali, incarichi a livello manageriale o amministrativi mantenuti per almeno un quinquennio. I direttori, in carica per 4 anni, percepiranno uno stipendio che varia dai 78.000 ai 145.000 euro all’anno, a seconda del ruolo ricoperto. La conoscenza delle lingue (tra cui quella italiana) è inserita tra le “ulteriori competenze”, rendendo così il bando a tutti gli effetti aperto a chiunque, italiano o straniero che sia, come dimostra anche la pubblicazione dello stesso sull’Economist l’8 gennaio scorso e la sua diffusione su altri quotidiani come il New York Times.

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I primi 5 poli museali d’Italia per visitatori al 2014 – dal sito del MiBACT

Il paradosso – È proprio il quotidiano americano però a far notare come il bando in inglese sia stato scaricato solo 50 volte fino ad oggi, mentre quello in italiano più di 12.000. In realtà, va sottolineato, il bando si inserisce in un processo, fortemente voluto dal Ministro Franceschini, che punta all’aumento dell’autonomia dei musei e dei loro direttori, oggi strettamente legati al Mibact. Questi infatti, oggi devono riferirsi al Ministero per qualsiasi questione, come quella riguardante il costo dei biglietti, gli orari di apertura e chiusura, alcune iniziative e persino per assumere nuovo personale. Anche se nel bando non è esplicito, si presume che verranno favorite personalità con alle spalle esperienze in comunicazione e marketing, ma soprattutto che abbiano una base manageriale.

Cercare di rendere i musei italiani più svincolati da Roma e dalla sua pachidermica burocrazia può essere un’ottima idea per sviluppare l’attrattività di un sistema artistico dalle potenzialità illimitate. Rendere i direttori più autonomi implicherebbe un aumento della dipendenza dai profitti e dalla ricerca di investimenti privati, che certamente non mancherebbero con un patrimonio artistico come quello italiano.

Senza arrivare a voler trasformare il museo in un’azienda, una gestione simile avvicinerebbe certamente il sistema museale nazionale a quello di musei come il Louvre, il cui numero di visitatori all’anno sfiora i 9 milioni o del Prado. C’è chi già nutre il timore che un simile cambiamento innescherebbe un processo deviato che sfavorirebbe il restauro e la conservazione dei beni a favore di pubblicità e incassi. Polemiche del genere mostrano non solo poca fiducia nella classe dirigente del Ministero dei Beni Culturali, tra i quali sono stati scelti i 5 commissari che rivedranno tutte le candidature, ma anche un attaccamento forse esagerato a concezioni ormai superate.

Il mondo dell’arte deve internazionalizzarsi e il profitto non può essere demonizzato. Se Gabriele Finardi (italo-inglese con studi prima a Napoli e poi a Londra) è stato appena nominato direttore della National Gallery, dopo aver lavorato al Prado, non si capisce il motivo per cui non potrebbe succedere lo stesso in Italia, contribuendo così a dare dignità ad un paese che ha riserve d’arte quasi illimitate, che non possono più esser lasciate a prendere polvere in archivi e magazzini o in musei semi-vuoti.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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