Dopo 13 anni, l’ONU lascia la Liberia

11/07/2016 di Michele Pentorieri

Si conclude definitivamente la transizione post-guerre civili. A garantire l’ordine dovranno essere ora le forze di polizia nazionali.

Dopo 13 anni di presenza ininterrotta in Liberia, le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite si ritirano. D’ora in poi spetterà alle forze di polizia nazionali garantire l’ordine nel Paese. La decisione è stata accolta con favore un po’ da tutti: dalla Presidente Ellen Johnson-Sirleaf (Premio Nobel per la pace 2011) alle forze di polizia stesse. Molti sono stati gli sforzi profusi in addestramento ed equipaggiamento, ma le ristrettezze finanziarie hanno costituito un grande ostacolo. Il timore maggiore, in questo senso, è che senza il budget garantito dalle Nazioni Unite il processo possa indebolirsi e cadere vittima di corruzione e clientelismo. Questa fase di transizione ha comunque permesso alla Liberia di essere traghettata fuori dal periodo più nero della sua storia recente, caratterizzato da due guerre civili e centinaia di migliaia di morti.

Il primo conflitto scoppiò nel 1989: al comando del Paese c’era da 9 anni Samuel Doe, che con un colpo di Stato aveva posto fine al predominio politico degli Americo-liberiani. Nonostante le sue riforme in senso democratico e la promessa di un ritorno del Paese ad un regime civile entro il 1985, Doe si dimostrò incapace di tenere insieme la società liberiana e fece sempre più leva sulla sua appartenenza etnica (Krahn) per mantenere il potere. Le discriminazioni colpirono soprattutto le etnie Gio e Mano e molti decisero di lasciare il Paese verso Nord (Costa D’Avorio). Ad attenderli e ad aizzarli contro il Presidente liberiano, e soprattutto ad armarli ed addestrarli trovano Charles Taylor, ex Ministro del Governo Doe, poi arrestato per corruzione. Il risultato fu la creazione del National Patriotic Front of Liberia (NPFL) che nel 1989 cominciò la sua avanzata da Nord verso Monrovia. Al suo ingresso in Liberia, il fronte poteva far leva sull’appoggio di buona parte della popolazione appartenente ai gruppi etnici marginalizzati ma rimasti in patria. L’anno dopo Doe venne catturato, torturato ed infine ucciso dai ribelli. Una volta raggiunto l’obiettivo comune, vennero tuttavia a galla tutte le divisioni tra i vari gruppi che avevano combattuto contro l’ex presidente. Il risultato fu un conflitto durissimo tra bande rivali. Nel 1995, sotto l’egida di Ecowas, ONU, UE, USA ed UA venne indetta una conferenza di pace, nel corso della quale Taylor acconsentì al cessate il fuoco, e 2 anni dopo venne eletto Presidente.

La presidenza Taylor non fu meno turbolenta delle esperienze precedenti. Accusato di prendere parte direttamente (attraverso il comando di alcune sezioni del Fronte Unito Rivoluzionario) e indirettamente (attraverso la vendita di armi in cambio dei blood diamonds) alla guerra civile nella Sierra Leone, Taylor si alienò ben presto il favore di una gran parte della comunità internazionale. Nel 1999 un’insurrezione anti-governativa guidata dai ribelli autodefinitisi Liberians United for Reconciliation and Democracy (LURD), e appoggiati dalla Guinea dopo l’invasione del Paese da parte di Taylor nel 2000, diede avvio alla seconda guerra civile.  I ribelli arrivarono addirittura alle porte di Monrovia, e solo un nuovo intervento di Ecowas e USA convinse Taylor a lasciare la guida del Paese nel 2003, riparando poi in Nigeria. Il conflitto lasciò sul campo circa 250.000 vittime, un Paese devastato economicamente e socialmente e soprattutto pieno zeppo di armi.

Le Nazioni Unite mandarono una forza di pace (UNMIL, una delle più costose della storia dell’ONU) per garantire una transizione pacifica e soprattutto un disarmo effettivo delle forze in campo. Per qualche mese (Agosto-Ottobre 2003) la Presidenza venne assunta da Moses Blah (ex vice-Presidente di Taylor) a cui successe Gyude Bryant fino al 2006. Dal gennaio di quell’anno la Presidente è Ellen Johnson-Sirleaf, la quale ha richiesto e ottenuto, in uno dei suoi primi atti da Presidente, l’estradizione di Taylor dalla Nigeria. Accolta la richiesta, l’ex Presidente si trova ora all’Aia, sotto processo della Corte Speciale per la Sierra Leone.

Il definitivo passaggio di testimone dalle Nazioni Unite alle forze locali dopo anni di addestramento costituisce di sicuro una grande incognita. C’è però un clima di fiducia attorno al Paese e a questo importante momento di transizione, e i liberiani vedono in esso un’occasione per dimostrare al mondo i progressi fatti. Tuttavia, restano ancora molte le sfide per il piccolo Paese dell’Africa Occidentale, il più colpito dall’epidemia di ebola del 2014. La minaccia del terrorismo nella vicina Costa d’Avorio si fa sempre più pressante. Anche se, con ogni probabilità, le incognite maggiori sono legate alla politica interna, in cui trovano ancora ampio spazio personaggi come Prince Johnson, autore delle torture inflitte all’ex Presidente Doe e del suo omicidio.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus